2013.11.10 – Evelino Loi è sicuro: «Priebke è sepolto in Sardegna»

Posted by Presidenza on 10 Novembre 2013
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Lo Stato straniero italiano continua ad utilizzare la Sardegna  come pattumiera per la sua spazzatura, ma faccia attenzione perché c’è spazio sufficiente anche per i suoi rappresentanti !

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Lo scoop di Repubblica: l’ex detenuto di Barisardo dice di riconoscere le foto. «Nel cimitero del carcere di Isili c’è anche mio padre. Questa cosa non la sopporto»

10 novembre 2013

di Giovanni Bua

BARISARDO. «Erich Priebke è in Sardegna, nel piccolo cimitero della colonia penale di Isili. Lo so bene, perché è sepolto a qualche metro da mio padre. E questa cosa mi fa veramente impazzire dalla rabbia».

La pirotecnica rivelazione, la cui attendibilità è ancora tutta da dimostrare, arriva da uno che di fuochi di artificio nella sua vita ne ha fatti brillare parecchi: Evelino Loi, 68enne di Barisardo. Mezza vita in galera, «ne ho fatto 30 anni – racconta –, ma mica ho combinato granché», l’altra metà passata tra manifestazioni studentesche (il primo arresto fu per una protesta in piazza contro il governo Tambroni), rivolte carcerarie, «per quella a Rebibbia mi sono fatto 5 anni in gabbia», spettacolari scalate al Colosseo. La prima appena arrivato a Roma, ancora ragazzo negli anni ’60, quando minacciò di buttarsi nel vuoto se non gli veniva trovato un lavoro. Lo assunsero in Vaticano, come uomo delle pulizie in casa di un Monsignore, si licenziò il giorno dopo. Da allora fece su e giù talmente tante volte (una volta si portò in cima sette amici, tutti sardi, e salirono pure Pasquale Squitieri e Cesare Zavattini per conoscerlo e, racconta lui, invitarlo a cena) da guadagnarsi il soprannome di “stasera mi butto”.

Un’esistenza al limite insomma, o anche un po’ oltre. Intervallata da tre libri di poesie (l’ultimo “Poesie in Catene” presentato pochi mesi fa a Cagliari), l’associazione Detenuti Non Violenti, da lui fondata nel 1986 a Rebibbia, la sua Barisardo, dove è tornato a vivere dal 1995, per la quale si è beccato altri due anni di galera per i blocchi stradali per protesta contro la crisi idrica. E si è anche preso, nel 2001, dai soliti ignoti una bella razione di sprangate.

«Ora sono fuori da sette anni – spiega divertito – un vero record. Ma sono pieno di amici carcerati. E anche di guardie. E, da quando è arrivata la notizia (lo scoop di repubblica firmato dal direttore Ezio Mauro) sulla sepoltura di Priebke in un cimitero di un carcere misterioso, hanno iniziato ad arrivarmi voci, tante. Poi ho vito le foto, e allora non ho più avuto dubbi».

Loi infatti il piccolo cimitero (ancora attivo) della casa penale del Sarcidano lo conosce bene. «Ci ho fatto dentro un anno, nel 1976, ma soprattutto ci è sepolto mio padre, Eugenio. Che è morto mentre era detenuto a Isili nel 1947. Ho anche fatto una foto sulla sua tomba. E l’ho curata praticamente tutti i giorni durante la mia detenzione. Il posto è quello, io non ho dubbi. E ho anche avuto conferme da amici. A Isili sono successe cose strane una notte di questo fine ottobre. E da allora i secondini sono misteriosamente aumentati».

Il giorno di fine ottobre sarebbe quello nel quale, secondo Repubblica, il corpo dell’ufficiale nazista, responsabile nel 1944 del massacro di 335 civili italiani nelle fosse Ardeatine, venne portato via alle 3.45 dall’hangar della base militare di pratica di Mare, dove era custodito dal 16 ottobre dopo esser stato rifiutato da mezza Italia. Dopo due ore venne trasbordato su un altro mezzo e «arrivò – scrive Mauro – a destinazione in piena domenica». Abbastanza da far pensare a un viaggio lungo, in nave magari. Per la Sardegna, ipotizza (non smentito) Il Fatto. Ed effettivamente Mauro racconta di strade «prima comode (la 131?) poi di mezza montagna» di «alberi che si piegano (per il Maestrale?)», del cimitero di un carcere (una colonia penale come Isili), con nessuno che vede «perché non è un giorno di lavoro». E poi le foto, che Loi è sicuro, immediatamente, di riconoscere.

Certo, c’è da dire che Mauro ha ribadito più volte l’intenzione di non svelare il luogo della sepoltura. Che, per questioni di ordine pubblico, deve rimanere segreto. E che dunque l’articolo potrebbe essere pieno di falsi indizi, e le foto pubblicate da Repubblica, ammesso che siano effettivamente di Isili (alcune le somiglianze con quelle di Loi, molte le diversità, anche se tra uno scatto e l’altro sono passati 30 anni), esser false. Non però per “stasera mi butto”: «Quel boia ha ucciso tutta quella gente senza mai chieder scusa. Non l’hanno voluto nemmeno i preti, che dovrebbero accogliere tutti. E deve finire in Sardegna, vicino a un pover’uomo come mio padre, morto in galera per aver rubato un pezzo d’asino. Io questa cosa non la sopporto proprio. E, sono sicuro, non sarò il solo».

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2013.11.10 – Gli afro-sardi, purissimi europei

Posted by Presidenza on 10 Novembre 2013
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tratto da : (clicca qui)

 

 

La “Sardinya cromosomica è identitaria” ed anche “cosmogonica” con i suoi nuraghi che parlano di astronomia applicata, dalle parole del prof. Zacharia Sitchin possiamo evincere che forse siamo i diretti antenati degli antichi “Anunnaki” che  generarono attraverso la manipolazione genetica una nuova razza terrestre per poterla sfruttare come minatori nello “abtzu” minerario dell’africa sud occidentale ben 300.000 anni fa; 
la notizia del prof. Cucca è  li ad aprirci una rivelazione che noi sardi già conoscevamo ancor prima dello studio genetico pubblicato su “Science”  sui 120 connazionali; non ci vuole molto per comprendere che siamo un popolo a se,  basta guardare ascoltare ed osservare il popolo sardo per capire e riconoscere la sua specificità etnica, le sue traditzioni, la sua lingua , le sue particolari espressioni non conosciute ne comprese altrove, è per dirla con la giusta parola una  NATZIONE naturale.

Sa Defenza

Gli afro-sardi, purissimi europei

Uno studio sul cromosoma Y ci riporta all’Homo sapiens

Pubblicata negli States l’analisi di un’équipe isolana sul Dna di 1200 soggetti

Caterina Pinna
www.unionesarda.it

È vero che noi sardi non siamo alti, né biondi e l’occhio chiaro suscita in noi un’ammirata sorpresa: il tutto considerato nella media, ben inteso. Se però un marziano dovesse sbarcare sul pianeta blu e dire quali sono gli “europei” indicherebbe senza timore di smentita noi isolani. Un po’ bronzetti nelle fattezze, olivastri di pelle e con troppi peli (sempre nella media) ma provenienti con certezza dal Vecchio Continente. 


Bisogna mettersi il cuore in pace, perché a dirlo sono i geni, il Dna, quell’infinita sequenza di triplette nelle quali è scritta la storia degli essere umani. Il primo nucleo che ha abitato l’Isola 7700 anni fa arrivava dall’Europa. Per storia e geografia poi, viviamo in una terra circondata dal mare, la popolazione sarda ha ereditato un altissimo numero di informazioni che ci rende unici e speciali dal punto di vista genetico. Ed è in questo immenso “registro” che è stata scoperta una nuova, preziosissima traccia che ci riporta indietro fino al paleolitico. Grazie a un’analisi dettagliata del cromosoma Y (che determina il sesso maschile) fatta su 1200 sardi, gli scienziati sono stati in grado di risalire al padre comune di noi tutti, all’ homo sapiens vissuto 185 mila anni fa in Africa orientale.


I risultati di questa straordinaria ricerca, condotta da un’équipe coordinata dal professor Francesco Cucca, direttore dell’Istituto di Ricerca Genetica e Biomedica, Cnr di Monserrato e professore di Genetica Medica dell’Università di Sassari, sarà pubblicata sul numero di oggi della prestigiosa rivista americana “Science” con il titolo “Low-Pass DNA Sequencing of 1200 Sardinians Reconstructs European Y Chromosome Phylogeny”. Un riconoscimento importante per il team di scienziati che ha scelto di dedicare il lavoro a Laura Morelli, una collega del gruppo sassarese scomparsa troppo presto.

«La scoperta più significativa della mappatura fatta sul cromosoma Y – spiega il professor Francesco Cucca – è che siamo riusciti a stabilire una data ben più antica di quanto non si fosse fatto finora e questo ci consente di mettere il codice maschile in linea con quello femminile». Si va indietro di oltre 50 mila anni rispetto a quanto indicato nella maggior parte degli studi precedentemente fatti su questo cromosoma.


Dal punto di vista genetico la Sardinya rappresenta uno straordinario laboratorio, perché i sardi assommano nel loro Dna un registro di informazioni ricchissimo. Dunque, all’interno del sequenziamento dell’intero genoma si inserisce «lo studio sul cromosoma Y di 1200 maschi, che rappresenta una popolazione ampia e adeguata a questo tipo di ricerca, e costituisce una fase più avanzata di indagine». Il cromosoma Y è particolarmente adatto per ricostruire ogni passaggio, perché viene trasmesso solo dai padri ai figli maschi, in una singola copia, quindi non si porta dietro le “ricombinazioni” tra contributi paterni e materni, tipici degli altri cromosomi. 


Ciò significa che la sua lettura è più lineare ma anche più ricca di informazioni, perché se nella replicazione del codice genetico ci sono state delle “mutazioni”, quando queste riguardano le cellule deputate alla riproduzione sessuata (spermatozoi e ovociti), si accumulano di generazione in generazione. In questo modo ci si porta dietro un’eredità che racconta tutte le “mutazioni” che si sono verificate nei progenitori.


«Lo studio – aggiunge il professor Cucca – conferma che i sardi hanno nel loro Dna una serie di caratteristiche peculiari e distintive – geni frequenti nell’Isola e rarissimi altrove – ma rivela anche che posseggono la maggior parte delle variabilità presente sul Dna del cromosoma Y degli altri popoli europei». 


Ecco perché per gli studi genetici ed evoluzionistici, i sardi rappresentano la singola popolazione che racchiude meglio le caratteristiche genetiche di tutti gli europei contemporanei. «La prima espansione demografica risale a 7700 anni fa, grazie a un nucleo fondante, un gruppo che si espande in modo omogeneo in tutta l’Isola, qualunque fosse l’origine. Si suppone però venissero dalla penisola iberica ma tracce di varianti genetiche sono state trovate anche nell’ovest europeo». 

Romani e vandali hanno poi portato in Sardinya varianti genetiche rintracciate in Africa. Ogni apporto esterno è stato registrato: per sapere di più su di noi non resta che leggere il sorprendente libro scritto tra le spirali del Dna.

L’indagine fatta da più istituti sardi è dedicata a Laura Morelli, studiosa scomparsa
Un team guidato dal professor Cucca 

«Il mio compito è stato quello di legare insieme i fili dei vari gruppi di studiosi, avendo lavorato per anni a Cagliari e poi a Sassari e di nuovo a Cagliari». Il professor Francesco Cucca, allievo del professor Antonio Cao, preferisce distribuire equamente i meriti di una ricerca che ha un valore scientifico molto importante non solo per ciò che riguarda la storia della popolazione sarda ma perché contribuisce a ricostruire le vicende del primo popolamento in Europa. «L’idea – racconta – è nata due anni fa, durante una semplice conversazione tra amici. A un convegno di genetisti in America abbiamo poi capito che gli studi procedevano in questa direzione e questo ha rappresentato un’ulteriore spinta». Lo studio ha coinvolto in una intensa collaborazione numerosi ricercatori di differenti realtà scientifiche. In prima fila il professor Paolo Francalacci docente di Genetica presso il dipartimento di Scienze della Natura e del Territorio dell’Università di Sassari che insieme al professor Cucca ha ideato e scritto il lavoro. «Del gruppo di lavoro sassarese faceva parte anche Laura Morelli, una collega e amica, recentemente scomparsa dopo una breve malattia, alla quale è dedicato lo studio». È stata la Morelli, insieme a Francalacci ad effettuare le complesse analisi filogenetiche per ricostruire le linee di discendenza del cromosoma Y e i rapporti evolutivi tra di esse.
Gli altri protagonisti sono Carlo Sidore e Serena Sanna dell’Istituto di Ricerca Genetica e Biomedica (IRGB) del Consiglio Nazionale delle Ricerche che hanno avuto un ruolo prevalente insieme a Riccardo Berutti del CRS4 nelle analisi informatiche e statistiche sulle sequenze di Dna esaminate nello studio;
Andrea Angius dell’IRGB-CNR/CRS4 che ha supervisionato il sequenziamento di molti dei campioni Dna considerati nello studio. La ricerca ha coinvolto anche ricercatori di altri gruppi nazionali ed europei (rispettivamente dell’Università di Pisa e di Bilbao) e americani (University of Michigan e National Institute on Aging di Baltimora).
«Saranno due gli studi pubblicati su Science, il nostro e quello di un’équipe americana che ha fatto uno studio analogo su altre popolazioni».
A iniziare a leggere, trenta anni fa, il grande libro genetico della Sardinya è stato il professor Antonio Cao, un pediatra che ha condotto importantissimi studi sulla talassemia, malattia ereditaria. «Noi abbiamo continuato quel lavoro di ricerca», aggiunge ancora il professor Cucca.
Le caratteristiche genetiche dei sardi hanno evidenziato i fattori di rischio di alcune malattie tipiche del bacino del Mediterraneo come il morbo di Cooley, responsabile di tanti morti.

Aggiungiamo l’articolo di Aba del blog monteprama apparso il 3 settembre per arricchire ulteriormente quanto già pubblicato antecedentemente.

sa defenza

Uno studio sul cromosoma Y di 1204 Sardi. Ed il nostro bis-bis-bis…papà

di Atropa Belladonna
monteprama

Non è certo il merito principale di questo articolo, ma prima di dimenticarmene ringrazio sentitamente gli autori per avere fatto una  sintesi grafica dei siti archeologici sardi  dal mesolitico fino al neolitico tardo: non l’ avevo mai vista prima (figura 1) (1). 

 

Figura1. Distribuzione spaziale di siti archeologici noti, in Sardegna, per l’epoca mesolitca e neolitica (modificato, dal supplementary material del rif. 1). La datazione dei siti di figura 1b, corrisponde alla prima grande espansione neolitica degli agricoltori-allevatori in Sardegna (data media 5700 a.C., 7700 anni  BP, before present). Nel lavoro di Francalacci et al. (1), tale espansione corrisponde alla “privatizzazione” sarda di alcune varianti del sotto-aplogruppo I2a1a, presente in ca. il 38% dei campioni analizzati, ma raro nel resto dell’ Europa occidentale

Detto questo, l’elegante analisi del genetista Paolo Francalacci (Università di Sassari) e co-autori, pubblicata di recente sul prestigioso Science (1),  si distingue principalmente per i seguenti aspetti: 

a.  aver preso in considerazione un campione su larga scala (1204 persone), da una popolazione geneticamente informativa; di questo gruppo è stata analizzata la porzione MSY (maschio-specifica) del cromosoma sessuale Y, cromosoma che i maschi ereditano per via patrilineare (come il cognome, in pratica) (vd in coda al post il paragrafoDefinizioni). Tale porzione è particolarmente adatta ad analisi di genetica evolutiva perchè non presenta ricombinazione ed ha una bassa velocità di mutazione (1); 

b. avere usato dati archeologici per la calibrazione dell’ albero evolutivo del cromosoma Y, anche se questo, come ben specificato dagli autori, è forse l’aspetto più critico (vide infra); 

c. aver individuato 11763 varianti minime degli aplogruppi studiati, denominate polimorfismi di singolo nucleotide (SNP, Single Nucleotide Polymorphism),  di cui ben 6751 nuovi: costituiranno una risorsa preziosa per futuri studi siadi evoluzione molecolare che di interesse medico;
d. l’ aver individuato, nel modo più esaustivo possibile, i cosiddetti private clades (i rami specifici dell’ albero evolutivo del cromosoma Y) della Sardegna, la loro posizione nell’ albero e la loro segregazione dagli altri aplogruppi e sottoaplogruppi (Tabella 1 e albero): questo è fondamentale non certo per evocare i fantasmi nazionalistici, ma per poter stimare la velocità di mutazione spontanea (punto e.)

e.  aver contribuito a chiarificare un dilemma long-standing, cioè  l’apparente discrepanza tra l’età del nostro più recente antenato comune materno (posto tra 150000 e 240000 anni fa, dall’ analisi del DNA mitocondriale, mtDNA) e quella  del più recente antenato comune paterno (finora posta a ca. 50000-115000 anni fa, attraverso l’ analisi del cromosoma Y) (2). Come si sa, il mtDNA lo ereditiamo, tutti, per via materna dalla cellula uovo, mentre il cromosoma Y lo ereditano solo i maschi per via paterna. Entrambi sono soggetti ad una certa velocità di mutazione spontanea e le mutazioni si accumulano nel tempo: nei casi fortunati è possibile stimare la velocità di mutazione di un determinato gene o gruppo di geni, e risalire così al più recente progenitore comune.

Il lavoro di Francalacci et al. (1) ed uno concomitante di G. David Poznik et al. (2), riportano invece le tempistiche sullo stesso piano per maschi e femmine: in (1) si parla di 180000-200000 anni fa per il più recente antenato maschio comune; in (2) di un’epoca un pò più recente, 120000-156000 anni fa. Insomma in altre parole Adamo ed Eva sarebbero grosso modo, coetanei. In realtà, sempre quest’anno, è stato individuato per il cromosoma Y un aplotipodel superaplogruppo A (africano), denominato A00, che sarebbe ancora più antico: 338000 anni fa (3).  Non stupisca la variazione così ampia tra diversi studi e con diverse campionature: in assenza o scarsità di dati sperimentali di paleo- ed archeogenetica da campioni datati con sicurezza, e/o di campioni moderni sufficientemente larghi ed informativi, la calibrazione temporale degli alberi evolutivi è affetta da largo errore.

Tabella 1: la distribuzione, presentata in forma semplicata , dei 1204 genomi analizzati  tra i diversi aplogruppi, sotto-aplogruppi e le specifiche varianti sarde (private clades) della sezione MSY del cromosoma Y. Come si vede 851 (oltre il 70%) delle MSY cadono nei private clades (modificato da 1). Evidenziato in verde il gruppo legato al cromosoma Y di Ötzi, in giallo l’aplogruppo I, il sottoaplogruppo I2a1a ed il suo  private clade utilizzato per stimare la velocità di mutazione (1).

 

La strategia di analisi e di calcolo si può riassumere in questo modo:
i. dai dati raccolti si costruisce (sostanzialmente tramite comparazione delle sequenze nucleotidiche) un albero filogenetico; 
ii. l’albero ed i dati genetici consentono di individuare (se vi sono) le private clades di una determinata popolazione ed i punti di divergenza dai rami di un determinato aplogruppo;
iii. se una o più private clades sono sufficientemente segregate e numericamente ben rappresentate, sono utilizzabili per calcolare la velocità di mutazione  per quel determinato sottogruppo; in questo caso si è utilizzato il clade I2a1a-δ che include 430 individui su 1204, cioè il 36%, ed appare completamente segregato;
 iv. se, come in questo caso, l’ accumulazione dei vari SNP appare costante nel tempo, la si può utilizzare come una sorta di orologio molecolare per datare le diramazioni dell’ albero: ma per far questo c’è bisogno di un punto di calibrazione, momento  critico dell’ intera analisi;
v. il punto di calibrazione scelto, in questo caso, è la prima grande espansione umana della Sardegna, che,  dai dati archeologici  disponibili, si colloca a ca. 7700 anni fa (fig. 1b);
vi: utilizzando il punto temporale di calbrazione e la variabilità degli SNP interna al private clade selezionato (I2a1a-δ in questo caso), si calcola una velocità di mutazione, che risulta qui essere di una nuova mutazione ogni 205 anni (+/- 50 anni); vii. da questa velocità si estrapola l’ età del più recente progenitore comune maschio, che risulta essere, in questo caso, di ca. 200000 anni.

E’ chiaro che vi sono diverse criticità: prima fra tutte la calibrazione dell’ albero basata su dati archeologici la cui datazione è molto incerta e variabile; sarebbe molto meglio disporre anche di dati genetici da resti umani “d’epoca” datati con ragionevole sicurezza. Inoltre la storia evolutiva viene ricostruita sulla base di una fotografia genetica attuale e di ricostruzioni archeologiche relativamente recenti: l’espansione sarda di ca. 7700 anni fa segue, secondo l’ albero evolutivo ricostruito, la differenziazione dei clades europei principali del cromosoma Y, avvenuta ca. 14000-24000 anni fa (1); ma questa analisi non può dirci nulla del destino genetico, ad esempio, dei fautori della enorme industria litica di Ottana che risale a 100000-700000 anni fa: che fine hanno fatto? c’è ancora qualche traccia di questi antichissimi abitanti, o si sono tutti estinti durante il Pleistocene, nel wipe out del periodo glaciale? Ed ancora: il piccolo manipolo di 13 persone, del campione moderno analizzato,  che mostrano aplogruppi prevalentemente africani (A1b1b2b e E1a1, vd. Tabella 1), li hanno ereditati in tempi recenti da invasori Romani e Vandali  (come suggeriscono gli studiosi) o sono giunti sull’ isola in tempi più antichi?


L’ analisi di sequenze geniche moderne consente quindi di ottenere un albero filogenetico che riflette i rapporti consequenziali tra di essi. Con  sofisticate interpolazioni matematiche, è possibile ricostruire la storia evolutiva di tali sequenze geniche, compiendo una sorta di cammino a ritroso. In casi fortunati si dispone di dati sperimentali provenienti dal passato per verificare se si inseriscano in modo corretto nel quadro (vd. ad esempio il caso di Ötzi, figura 2), ma di certo non si dispone di dati paleogenetici su larga scala: le vere e proprie stratigrafie di aplotipi che vengono ricostruite con questi potenti metodi di sequenziazione e calcolo, rimangono prevalentemente virtuali. Inoltre non possono tenere conto di linee estinte o che hanno avuto un successo trascurabile nel tempo, rendendo ancora oggi largamente incerto il link tra storia delle migrazioni umane e genetica evolutiva. Per fare un esempio, l’ aplotipo Y di Ötzi appartiene al sotto gruppo G2a (come quello di altri due uomini neolitici euroepei) (4), tanto da fare pensare che all’ epoca i G2a fossero molto più diffusi di oggi in Europa, dove attualmente sono rari (1-10%) tranne che in alcune zone del Caucaso, Corsica ed Sardegna (15-30%). Gli aplogruppi dominanti in Europa, oggi, appartegono ai superraggruppamenti I-J ed R . 

Ma a  proposito di Ötzi, dove si piazza? Il suo aplogruppo è del tipo G2 (4), precisamente del sottogruppo G2a2b che viene rappresentato da 131 sardi nello studio di Francalacci et al. (1, e tabella 1). La specifica variante polimorfica di Ötzi non è rappresentata nel campione preso in esame, ma si posiziona in modo ben delineato nell’ albero filogenetico, evidenziando l’ esistenza  di un antenato comune fra Ötzi  e gli attuali private clades sardo-corsi del tipo G2a2b. Del resto, che l’ intero genoma della mummia del Similaun avesse come parenti più vicini quello dei Sardi e Corsi moderni, lo avevamo già appreso (4). 

 

Figura 2. Albero filogenetico  per il DNA di “Ötzi” (3300-3100 a.C.) (uno zooming dell’ albero completo, che potete osservare in questo sito) (1). Le linee tratteggiate indicano la ramificazione in punti dove la lunghezza dei rami stessi non viene supportata da osservazioni sperimentali sul campione antico.  1) SNPs ancestrali a tutti i sottogruppi osservati;  1-2) 

SNPs il cui stato ancestrale in Ötzi è sconosciuto; 2) SNPs non condivisi da Ötzi; 3) SNPs condivisi dai campioni sardo-corsi;  Sardo-Corsican samples; 4) inizio degli SNPs per ora unicamente sardi (private); 5) Private  SNPs di Ötzi (1, supplementary material).

Conclusioni

Oltre alla nuova datazione del nostro bis-bis-bis….papà, i dati hanno anche implicazioni per le antiche vicende sarde. Nel cromosoma Y dei sardi attuali, sono presenti tutti i più comuni aplogruppi europei, tranne quello N del nord degli Urali. Il grado di intervariabilità è alto, così come la percentuale di campioni che segregano in private clades dell’isola (ca. il 71%). Sono presenti, in percentuali non trascurabili,  sotto-aplogruppi rari nel resto d’Europacome l’ R2a1 ed alcuni del gruppo F e G. Secondo gli autori i dati suggeriscono uno scenario piuttosto intricato per la storia relativamente recente della Sardegna. Nello specifico, la notevole “privatizzazione” in rami specifici sardi degli aplogruppi E, R, e G, è consistente con una ulteriore espansione demografica (oltre quella del neolitico antico, fig. 1b, marcata dalla privatizzazione del ramo I2a1a), durante il tardo neolitico (4000-3500 a.C.). Altre variazioni giunsero probabilmente con l’ arrivo di gruppi umani recanti sottogruppi del tipo I (diverse da I2a1), J e T. I dati genetici concordano con i dati archeologici indicanti che la Sardegna raggiunse un notevole livello abitativo in tempi preistorici. 

Ricordiamo che l’ aplogruppo I2a1 del cromosoma Y è  identificato dalla mutazione M26, caratteristica della Sardegna (dal 34%-51%, secondo le zone), ma assente/a bassa frequenza nel resto d’Italia, così come nell’ isolato genetico di Carloforte (2%) (5)

Considerazioni finali

Si attendono ovviamente, risultati di archeogenetica sul cromosoma Y da inserire nel quadro e, possibilmente, nell’ albero filogenetico. Per ora gli studi su resti umani recuperati dagli archeologi  si sono focalizzati sul DNA mitocondriale e su un numero di campioni limitato

Come ha fatto notare Rebecca Cann commentando gli articoli (1) e (2), vi sono reticenze e perplessità, per così dire sociali, riguardo questo tipo di studi:  “For most biologists, the analysis of  SNPs simply provides evidence of population subdivision in the branching patterns  of our long-dead ancestors, and this can  offer an overwhelming sense of our geographical roots that some will find appealing. However, for social scientists pondering  the social consequences of such disclosures surrounding biological diversity in humans,  there can be instant recoil at past misguided  efforts to use genetics to justify racism”.(6) Queste motivazioni (o meglio in molti casi, pseudomotivazioni), purtroppo, inducono anche a presentare questo tipo di studi, da parte dei media  o peggio dai soliti divulgatori, in modo parziale e in gran parte con titoli fuorvianti ed eclatanti. Viceversa, alcuni tendono ad sovraintepretare i risultati di tali indagini in modo favorevole a qualche teoria, dando a questi studi una sorta di potere soprannaturale sull’ interpretazione della storia. In altre parole questi studi bisogna prendersi la briga di leggerli, con santa pazienza, per capirne la portata e potenzialità. 

In una bella intervista  sul numero estivo 2013 di Focus Storia Collection, il bravissimo Paolo Francalacci  risponde ad alcune domande e, tra le altre cose, spiega: “La genetica è più democratica della storia, perchè ci fa vedere gli spostamenti delle masse, non dei singoli re e dei loro eserciti. Gli uomini hanno tutti una origine comune: una piccola tribù africana di circa 150000-200000 anni fa. [..] 27000 anni prima prima di Cristo la base genetica dell’ Italia moderna ha iniziato a definirsi: gruppi di uomini provenienti dal Medioriente e dall’ Europa (prima dal nord, più tardi da occidente) cominciarono a susseguirsi sul territorio italiano fino al XII secolo a.C. [..] La cosa più sorprendente è che il paesaggio genetico italiano è rimasto fermo a età preromana[..] Gli antichi romani, che tanta importanza hanno avuto da un punto di vista culturale e politico non hanno influito molto sui geni degli italiani: erano infatti sì una élite dominante, ma costituivano un gruppo troppo piccolo per lasciare una eredità genetica“.

Questo concetto è, a mio avviso, anche esso molto importante negli studi stessi di genetica evolutiva e nella loro correlazione a dati di archeologia e di storia-spesso dominati proprio dai lasciti delle élites. 

(1) Paolo Francalacci et al., Low-Pass DNA Sequencing of 1200 Sardinians Reconstructs European Y-Chromosome Phylogeny, Science, 2013, 341, 565-569 , with free access supplementary material 

(2) G. David Poznik, Brenna M. Henn, Muh-Ching Yee, Elzbieta Sliwerska, Ghia M. Euskirchen, Alice A. Lin, Michael Snyder, Lluis Quintana-Murci, Jeffrey M. Kidd, Peter A. Underhill, and Carlos D. Bustamante, Sequencing Y Chromosomes Resolves Discrepancy in Time to Common Ancestor of Males Versus Females, Science  2013: 341 (6145), 562-565

(3) An African American Paternal Lineage Adds an Extremely Ancient Root to the Human Y Chromosome Phylogenetic Tree

(4)  Keller, A. et al. (2012). “New insights into the Tyrolean Iceman’s origin and phenotype as inferred by whole-genome sequencing”. Nature Commun. 3 (2): 698

(5) Calò, C.M., Corrias, L., Bachis, V., Vona, G., Brandas, A., Scudiero, C.M., Di Fede, C., Mameli, A., Robledo, R., 2013. Analisi di due isolati della Sardegna (Italia) attraverso lo studio dei polimorfismi del cromosoma Y. Antropo, 29, 1-7. 

(6) Rebecca L. Cann, Y Weigh In Again on Modern Humans, Science 341, 465 (2013);

Definizioni

Aplotipo: combinazione di varianti alleliche lungo un cromosoma o segmento cromosomico contenente geni strettamente associati tra di loro, che in genere vengono ereditati in blocco

Aplogruppo:  un insieme di aplotipi differenti,  originati dallo stesso aplotipo ancestrale. Gli   aplotipi di un aplogruppo presentano polimorfismi a singolo nucleotide (SNPs) in forma ancestrale, più ulteriori polimorfismi che li rendono specifici e differenti tra di loro.

MSY: porzione maschio-specifica del cromosoma determinante il sesso maschile Y. Contiene 78 geni sugli 86 totali del cromosoma (il cromosoma X ne contiene circa 1500). In ogni cellula del corpo (diploide) i maschi recano una coppia XY, le femmine una coppia XX. Gli spermatozoi, le cellule sessuali maschili (che contengono uno solo dei due cromosomi, sono quindi aploidi),  recano per il 50% il cromosoma Y e per il 50% quello X. Le cellule sessuali femminili (cellule uovo), recano ciascuna un cromosoma X. L’ unione delle cellule sessuali ripristina un corredo cromosomico diploide e la progenie sarà quindi maschio (XY) o femmina (XX). I maschi ereditano quindi il cromosoma Y per via patrilineare. Maschi e femmine ereditano invece il DNA mitocondriale dalle cellule uovo della madre, essendo il mitocondrio un organello cellulare con DNA proprio, distinto dal nucleo, che contiene invece cromosomi. Durante la riproduzione, gli spermatozoi forniscono alla cellula uovo solo il nucleo e nessun altro organello cellulare. Il sistema XY per la determinazione sessuale si è evoluto circa 166 milioni di anni fa. In molti vertebrati eterotermi il sesso non viene determinato geneticamente, ma da condizioni ambientali (ad esempio negli alligatori). 

Appendice.

Mappe distributive, in area mediterranea  di  aplogruppi di cui si è parlato nel post, da questo sito

http://www.eupedia.com/europe/Haplogroup_I2_Y-DNA.shtml#I2a1b

http://www.eupedia.com/europe/Haplogroup_G2a_Y-DNA.shtml


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Vorrei  chiarire, una volta per tutte, questa grande ambiguità che circola tra le forze indipendentiste Sarde.

Le dichiarazioni del Segretario generale dell’O.N.U. :

““Il referendum Catalano per l’indipendenza non è solo legale,ma è un processo strettamente legato al discorso dei diritti umani e della dignità delle persone che l’ONU rispetta e promuove nel mondo” e, prosegue “L’ONU rispetta uno dei suoi principi fondanti, che è il diritto, attraverso l’istituto giuridico all’autodeterminazione di tutti i popoli e sprona i leader politici a seguire un processo di dialogo pacifico, nel rispetto delle aspirazioni dei Popoli.””…..Ban Ki Moon conferma, qualora ce ne fosse ancora bisogno, la legalità dell’istituto del referendum popolare, quale percorso pacifico di autodeterminazione dei popoli, in quelle situazioni legali quali la “Catalogna”, territori che ora si trovano sotto dominazione Spagnola,  popolo Catalano che in questo momento è colonizzato dalla Spagna.

Una delle condizioni che porta i Catalani alla scelta del referendum è dettata dal fatto che la costituzione spagnola non nega esplicitamente la possibilità di ricorrere a questo istituto, come invece fa la costituzione Italiana.

Costituzione che recita in modo chiaro e determinato al titolo 1° la seguente  enunciazione:

” Art. 5

La  Repubblica, una e indivisibile, riconosce e promuove le autonomie locali; attua nei servizi che dipendono dallo Stato il più ampio decentramento amministrativo; adegua i principi ed i metodi della sua legislazione alle esigenze dell’autonomia e del decentramento.

Seguendo poi nello specifico con il successivo  articolo:

Art. 75.

È indetto referendum popolare per deliberare l’abrogazione, totale o parziale, di una legge o di un atto avente valore di legge, quando lo richiedono cinquecentomila elettori o cinque Consigli Regionali.

Non è ammesso il referendum per le leggi tributarie e di bilancio, di amnistia e di indulto, di autorizzazione a ratificare trattati internazionali.

Hanno diritto di partecipare al referendum tutti i cittadini chiamati ad eleggere la Camera dei deputati.

La proposta soggetta a referendum è approvata se ha partecipato alla votazione la maggioranza degli aventi diritto, e se è raggiunta la maggioranza dei voti validamente espressi.

La legge determina le modalità di attuazione del referendum. [[13] (Nota all’art. 75, quinto comma).

V. art. 2 della legge costituzionale 11 marzo 1953, n. 1 e Titolo II della legge 25 maggio 1970, n. 352.]

Pertanto il Popolo Sardo, colonizzato dallo stato italiano, non può usare l’istituto del referendum per autodeterminarsi, senza contare che comunque ed in ogni caso il referendum abrogativo dovrebbe portare alla modifica dello statuto italiano con delle leggi speciali che hanno bisogno di un doppio passaggio alle due camere con maggioranza qualificata.

Ancora meglio le dichiarazioni del presidente dell’ONU si possono applicare al popolo Scozzese, in quanto Il Regno Unito  di Inghilterra non prevede o è sprovvisto di carta costituzionale.

http://it.wikipedia.org/wiki/La_Costituzione_Inglese

A confortare e a sveltire il percorso di autodeterminazione intrapreso Dal Movimentu de Liberatzioni Natzionali Sardu ci viene incontro la stessa costituzione italiana, nei sui “Principi Fondamentali” cioè la parte costituzionale che non può essere cambiata  e con l’art. 10 sancisce:

Art. 10

L’ordinamento giuridico italiano si conforma alle norme del diritto internazionale generalmente riconosciute.

 

La condizione giuridica dello straniero è regolata dalla legge in conformità delle norme e dei trattati internazionali. Omissis

In soldoni questo cosa vuol dire, che l’Italia riconosce e si conforma al diritto internazionale e che il diritto internazionale regola e governa le leggi nazionali italiane, che il diritto internazionale è più importante è al di sopra del diritto italiano.

Il Presidente del MLNS Sergio Pes indica chiaramente cosa comporta la consultazione popolare, <<Sergio Pes “Un referendum può andar bene per chi vuole una secessione…e questo non è il nostro caso. Noi rivendichiamo una sovranità che ci spetta per diritto”>> mettendo per sempre un coperchio alle divagazioni politiche dei pseudo indipendentisti sardo-italioti.

 

Pier Paolo ORRU’ (Vice Presidente GSP)

 

2013.11.09 – Merci nei container, gli imprenditori noleggiano le navi

Posted by Presidenza on 9 Novembre 2013
Posted in articoli 

 

tratto da : (clicca qui)

09 novembre 2013

Il via in primavera sulla rotta Porto Torres-Marina di Carrara I promotori: «Faremo tutto da soli senza aiuti della Regione»

di Gianni Olandi

ALGHERO. Continuità territoriale delle merci senza alcun supporto di natura pubblica cambiando soltanto il sistema, da quello tradizionale del trasporto gommato su Tir e articolati che imbarcano a costi altissimi sui traghetti passeggeri, a quello dei container. Basta un pianale.

Sembra l’uovo di Colombo, e forse lo è, ma un gruppo di imprenditori del Nord Sardegna ci sta provando con una nuova linea marittima di trasporti Porto Torres – Marina di Carrara. L’iniziativa è stata presentata ieri mattina in una sala decisamente affollata da operatori del settori trasporti nel ristorante Acquatica sulla banchina del vecchio porto di Alghero. A destare tanta attenzione un elemento che, dati i tempi, non può passare in secondo piano: un risparmio del 50 per cento circa sugli attuali costi di trasporto.

La potenziale utenza è quella delle merci pesanti, dalla sabbia ai marmi, al graniti, ai chimici. Produzioni che, è stato detto, spesso finiscono sul mercato d’oltre Tirreno a costi inferiori rispetto a quelli del solo trasporto. Quindi meglio non produrre e chiudere le cave. Non è un caso che il settore stia attraversando una durissima crisi.

La sfida alla tradizione del trasporto merci e la scelta del container è stata presentata da Andrea Virdis, titolare della Sarda Ponteggi di Usini, impresa che si occupa della costruzione di strutture di ferro. »La soluzione che stiamo proponendo – ha detto – può essere praticata immediatamente e sarà messa a disposizione anche delle altre aziende di autotrasporti e produzione». Virdis ha tenuto a precisare che il progetto non rappresenta una concorrenza verso gli altri operatori, ma casomai un supporto che consentirà enormi risparmi.

Sulla parte operativa, quella delle navi, è intervenuto Angelo Carta, imprenditore del settore . »Abbiamo raggiunto un accordo con un armatore greco che opera nel Mediterraneo – ha detto – le cui navi, guarda caso, ora transitano proprio davanti a Porto Torres, e se il nostro progetto dovesse decollare, e dai contatti in corso pensiamo proprio di sì, ci metterà a disposizione i cargo necessari. Il meccanismo è semplice: se i produttori sardi condivideranno la scelta dei container e gli indubbi vantaggi economici che ne derivano, Porto Torres diventerà base di spedizione, ma anche di arrivo, e Marina di Carrara svolgerà le stesse funzioni attraverso una rete logistica per le consegne sulla quale abbiamo svolto uno studio mirato e che ha confermato le nostre previsioni. Intendiamo usufruire anche del trasporto ferroviario a seconda delle destinazioni».

Resta da capire quali saranno i tempi di attuazione del progetto.

«Non prima dei primi tre mesi del prossimo anno non saremo operativi. I segnali che giungono dal potenziale bacino di utenza sono estremamente confortanti e credo che riusciremo a portare a buon fine la nostra “rivoluzione“ nel trasporto low cost». Alla presentazione del progetto hanno partecipato tra gli altri il consigliere regionale Paolo Maninchedda del Partito dei sardi e il leader di Irs, Gavino Sale.

 

 

 

 

 


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2013.11.08 – Referendum e Indipendenza

Posted by Presidenza on 8 Novembre 2013
Posted in articoli 

 

Perchè si deve necessariamente pensare ad un referendum come unica strada possibile per arrivare all’indipendenza ?

 Indire un referendum significherebbe mettere in dubbio l’esistenza stessa dello Stato sardo che invece esiste…sebbene sia occupato da una potenza straniera e legalmente non siamo mai diventati italiani.

A chi dobbiamo chiedere il permesso di essere sardi ? Io, francamente, non intendo chiederlo a nessuno, neanche agli altri sardi. E’ un nostro diritto !

 Un referendum può andar bene per chi vuole una secessione e questo non è il nostro caso. Noi rivendichiamo una sovranità che ci spetta per diritto.

In ogni caso non sarebbe una strada che si potrebbe percorrere in ambito italiano. Lo stato straniero occupante italiano non prevede nemmeno costituzionalmente la possibilità di ottenere l’indipendenza attraverso un percorso referendario e, comunque, il suo successo sarebbe subordinato alla decisione degli altri Stati Sovrani.

Inoltre, come già dimostrato, lo Stato italiano ne impedirebbe da subito anche la sola indizione, perchè sarebbe in stridente contrasto con la carta costituzionale.

Abbiamo già l’Anagrafe Sarda che è uno strumento mille volte più potente !

Registrarsi all’anagrafe, e quindi dichiarare la propria nazionalità sarda, equivale a rispondere “SI” ad un’ipotetico referendum per l’indipendenza……..senza passare per le istituzioni straniere e nemiche italiane.

Sergio PES (Presidente MLNS e GSP)

 

tratto da : (clicca qui)

L’ ONU E’ CON GLI INDIPENDENTISTI !

di Bobo Sartore

Mi è stato richiesto di diffondere  le dichiarazione del Segretario generale dell’ONU Ban Ki Moon , in occasione della sua visita nel Principato di Andorra, nuovo Stato membro delle Nazioni Unite, nello scorso aprile 2013  in risposta ad una domanda secca sulla legittimità dei referendum Catalano e Scozzese. Ban Ki Moon cosi si pronuncia: “Il referendum Catalano per l’indipendenza non è solo legale,ma è un processo strettamente legato al discorso dei diritti umani e della dignità delle persone che l’ONU rispetta e promuove nel mondo” e, prosegue “L’ONU rispetta uno dei suoi principi fondanti, che è il diritto, attraverso l’istituto giuridico all’autodeterminazione di tutti i popoli e sprona i leader politici a seguire un processo di dialogo pacifico, nel rispetto delle aspirazioni dei Popoli.” …Per la prima volta la massima autorità delle Nazioni Unite non ha sviato l’argomento affermando che l’ONU non vuole intromettersi nelle vicende interne degli Stati, ma le ha cantate chiare al governo spagnolo che aveva minacciato polizia e carri armati contro Barcellona e SMENTENDO Madrid che insisteva nel dire che il diritto all’autodeterminazione era da intendersi come applicabile solo in quei Paesi del terzo Mondo che avevano subito la colonizzazione e non era assolutamente impugnabile in Europa . Ban Ki Moon  inaspettatamente , ha fatto chiarezza e ha smontato in un minuto ANNI di menzogne e castelli di carta costruiti dai politicanti di Madrid, Bruxelles e Roma. Catalogna, Fiandre, Paesi Baschi e Veneto  d’ora in poi potranno appellarsi a queste espressioni, e nessun mezzo legale potrà fermare l’indizione di un referendum popolare ….. Ri-conquistando l’Indipendenza il Veneto potrà riprendere in mano la propria storia, la propria dignità, la propria cultura e la propria identità politica, culturale ed economica . Sarà così possibile democraticamente manifestare la volontà di autogovernarsi  ed aprire una nuova strada per l’esercizio dei diritti di cittadinanza e dell’uguaglianza di tutte le opportunità. D I F F O N D I A MO   T U T T I    ! ! ! !

 

 

 

 

 

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L’originale è stato inoltrato in lingua sarda e in lingua inglese

2013.11.06 – ACCREDITAMENTO GSP ENGLISH

2013.11.06 – ACCREDITAMENTO GSP SARDU

 

Oristano, 06 novembre 2013

SPETT.LE

O.N.U. Segretario Generale

Mr Ban ki-moon

O.N.U. Direttore General Ginevra

Mr. Kassym-Jomart Tokayev

Presidente Assemblea Generale delle Nazioni Unite

Mr. H.E. John W. Ashe

OGGETTO : ACCREDITAMENTO GOVERNO SARDO PROVVISORIO

Signor Segretario Generale, Signori Presidenti,

questo Movimentu de Liberatzioni Natzionali Sardu (MLNS) costituito il 31 agosto 2011 secondo le norme del diritto internazionale, ha da subito intrapreso il legittimo percorso della liberazione della Nazione Sarda dall’occupazione illecita e illegittima dello stato straniero colonialista e razzista italiano, e ad oggi ha portato a compimento le prime due delle tre fasi del proprio programma operativo.

La prima fase.

La rivendicazione del diritto all’autodeterminazione del Popolo Sardo previsto e regolato dal diritto internazionale è stata esercitata dal Popolo Sardo attraverso la “denuncia di occupazione, dominazione e colonizzazione della Nazione Sarda da parte dello stato straniero italiano – rivendicazione di sovranità del Popolo Sardo” (qui allegata in copia) notificata allo stato straniero occupante italiano e depositata presso la Vostra sede di Ginevra in data 04.06.2012 da questo MLNS.

 Ad oggi alcun disconoscimento formale della propria denuncia è mai stato notificato al MLNS dalla Vostra spett.le Organizzazione, da un qualsiasi Stato Terzo e neppure dallo stesso governo italiano. La formalità della rivendicazione è pertanto di diritto compiuta e perfezionata anche dall’assenza di un qualsiasi atto formale di manifesta opposizione.

La seconda fase.

Il diritto di liberare la Patria dallo stato straniero occupante italiano è legittimo perché conforme alle norme del diritto internazionale che prevedono:

 – che solo un Popolo può rivendicare tale diritto, e il Popolo Sardo è riconosciuto per tale; –che solo uno dei soggetti previsti dalle norme del diritto internazionale può agire in tale sede in nome e per conto di un intero Popolo, e il Movimentu de Liberatzioni Natzionali Sardu del così costituitosi lo è al pari degli Stati e degli Insorti e lo ha fatto;

– che sussista la necessità di liberarsi da una dominazione coloniale, da un regime razzista o da un’occupazione straniera e tutte e tre queste condizioni si concretano ancora oggi perché reiteratamente poste in essere dallo Stato straniero occupante italiano.

E’ storicamente riconosciuta la responsabilità della Comunità Internazionale di allora circa la forzata annessione militare dei territori della Nazione Sarda da parte del Regno Sabaudo che occupò la Sardegna ignorando le disposizioni del Trattato di Londra del 1720.

E’ sicuramente non valida la concessione della “perfetta fusione” deliberata dal Re di Sardegna Carlo Alberto, con Regio Biglietto del 20 dicembre 1847, a cui non fece seguito alcuna consultazione popolare attraverso plebiscito, come avverrà negli altri Stati italiani in vista dell’unità del 1861, trasgredendo palesemente il dettato dei suddetti trattati e, principalmente, priva dei voto dei tre Stamenti sardi, unico organo deputato alla risoluzione di questa questione internazionale;

c’è inoltre da considerare il fatto che se anche ci fosse stato un voto favorevole dei tre Stamenti sardi questo sarebbe da considerarsi nullo in quanto nessuno dei rappresentanti quell’organo era di nazionalità sarda.

Oggi, dopo che il MLNS ha depositato la “denuncia di occupazione, dominazione e colonizzazione” della nostra Patria Sarda da parte dello stato straniero italiano, tale responsabilità grava ancor più sull’ONU per il perpetuarsi e il reiterarsi delle gravissime violazioni dei diritti civili e politici del Popolo Sardo.

Considerato che il MLNS con precauzione ha inutilmente atteso la notifica e la formalità di un qualsiasi atto di manifesta resistenza, di rifiuto o di mera opposizione alle enunciate espressioni di diritto dal MLNS ritenute legittime e rivendicate secondo diritto, è così portata a compimento anche la seconda fase.

La costituzione del MLNS ha quindi generato “diritto” producendo negli effetti ciò che si tenta di non considerare.

Il tentativo di ignorare l’esistenza del MLNS tende a negare il presupposto giuridico da cui ha origine il MLNS medesimo, ovvero il diritto di autodeterminazione previsto dal diritto internazionale, ratificato dallo stesso stato straniero italiano e rivendicato dal MLNS in nome del Popolo Sardo.

Il diritto di autodeterminazione del Popolo Sardo, pertanto, concretizza per questo MLNS il potere di esercitarlo nelle forme e nei modi contemplati dallo stesso diritto internazionale.

Ciò considerato, nel dar seguito all’adempimento dei propri doveri che il MLNS si è dato nei confronti della Patria Sarda, rimanendo con inflessibile osservanza entro gli argini e nell’alveo delle norme di diritto internazionale, il MLNS ha istituito in data 07 gennaio 2012 il Governo Provvisorio della Repubblica di Sardegna quale proprio apparato istituzionale, in linea con quanto previsto dall’articolo 96, paragrafo 3, del Primo Protocollo di Ginevra del 1977, allo scopo di gestire le relazioni internazionali, garantire la formazione e i lavori di una “Costituente”, assicurare la propria sicurezza nazionale e la continuità dei fondamentali servizi alla popolazione e al fine di consegnare al Popolo Sardo il pieno e legittimo ripristino della propria sovranità sui territori della Nazione Sarda, fino a condurlo alle prime libere elezioni.

 Il Governo Provvisorio è articolato nei seguenti Dipartimenti e Sezioni :

Dip. Amministrazione ed Organizzazione

-Sez. Segreteria di Stato (Segreteria generale, Archivio di Stato, Bollettini Ufficiali)

-Sez. Genti Sarde (Anagrafe, Cittadinanza, Naturalizzazione, Asilo Politico)

Dip. Esteri (Rapporto con gli Stati esteri e Sicurezza esterna)

Dip. Interni (Politzia, Vigili del Fuoco, Protezione Civile, Primo Soccorso)

Dip. Economia

-Sez. Agricoltura

-Sez. Pesca, Allevamento, Pastorizia

-Sez. Artigianato, Arti e mestieri, Innovazioni e Tecnologie

-Sez. Lavori Pubblici

Dip. Finanze e Sviluppo Sostenibile

Dip. Commercio, Turismo, Trasporti

-Sez. Scambi e Fonti di energia

Dip. Comunicazione e Informazione

-Sez. Poste

-Sez. Media

Dip. Sanità e Assistenza

-Sez. Previdenza Sociale

Dip. Giustizia, Rapporti Stato/Cittadini e Ombudsman

Dip. Educazione 

-Sez. Istruzione e Formazione

-Sez. Ricerca e Studi

-Sez. Cultura e Ambiente

-Sez. Sport

Questo Governo Sardo Provvisorio ha attivato, da oltre un’anno, il servizio Anagrafe del Popolo Sardo, rilascia regolarmente il Documento d’Identità e fornisce una conversione sarda della Patente di guida posseduta dal richiedente.

Al fine di portare a compimento questo legittimo percorso di liberazione, e di avviare la successiva fase di ricostruzione della Repubblica di Sardegna, questo MLNS

CHIEDE

 A CODESTA ORGANIZZAZIONE DELLE NAZIONI UNITE

1. di pretendere dallo stato straniero occupante italiano il rispetto del diritto del Popolo Sardo all’autodeterminazione e di porre fine alla illecita e illegittima occupazione dei Territori della Nazione Sarda con il ritiro di tutte le sue istituzioni, le sue forze di polizia e le sue forze armate;

2. di sostenere, appoggiare ed assistere, politicamente e per via diplomatica, nonché militarmente e anche con finanziamenti ad hoc, questo Movimentu de Liberatzioni Natzionali Sardu nella sua lotta per l’autodeterminazione del Popolo Sardu e quindi per la liberazione della Nazione Sarda dall’occupazione straniera italiana.

3. di riconoscere la validità del Documento d’Identità e della Patente di Guida emessi dal Governo Sardo Provvisorio, che alleghiamo alla presente, e consentirne l’accettazione della Comunità Internazionale

 4. Considerare la sede del Governo Sardo Provvisorio Provvisorio, ubicata in viale Umberto n.69 in Oristano, e le altre sedi distrettuali che inaugureremo in un prossimo futuro, Sedi Diplomatiche  che godono di extraterritorialità.

Signor Segretario Generale, signori Presidenti,questo MLNS confida in Voi e nei buoni rapporti diplomatici, amichevoli e di collaborazione che potranno instaurarsi nel prossimo futuro tra il Governo Sardo Provvisorio e gli Stati della Comunità Internazionale.

                                                                         Per il

                                              Movimentu de Liberatzioni Natzionali Sardu

                                                                       e per il

                                                          Governo Sardo Provvisorio

                                                           Il Presidente – Sergio Pes

                                                                                                    

 

 

 

 

 

                                            

                                                                         

                                                                           

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