2013.12.03 – Nascere da schiavi

Posted by Presidenza on 3 Dicembre 2013
Posted in articoli 

 

La schiavitù è quel sistema sociale ed economico basato sull’imposizione del diritto di proprietà, non su di un bene ma si di una persona, la quale è considerata a tutti gli effetti un oggetto facente parte del patrimonio del suo padrone. Nel passato gli schiavi conoscevano bene lo status della propria persona e ciò consentiva loro di aspirare ad un’eventuale liberazione. Oggi invece lo stato di schiavitù può nascondersi tra le pieghe di un ordinamento giuridico complesso, diversificato e estremamente capzioso che dona l’illusione della libertà quando in sostanza convalida il suo opposto, lo schiavismo implicito generale. Non stiamo parlando dunque di casi eccezionali, come i bambini o gli immigrati sfruttati, ma della regola formale che coinvolge tutti i cittadini di uno stato, che volontariamente anche se in maniera non consapevole, si sottomettono a questa condizione.

In pratica la questione basilare è quella dell’annullamento della sovranità della persona che, attraverso procedure ingannevoli, viene drasticamente limitata nel momento stesso in cui si entra a far parte del contesto sociale. Quando nasciamo la libertà sovrana, che secondo il diritto naturale qualifica ogni individuo su questo pianeta, ci verrebbe sottratta già con la firma che i genitori appongono per ottenere il certificato di nascita del loro bambino. Quel certificato non consiste in una semplice registrazione dell’evento della nascita, ma nella sottoscrizione di un contratto che consente allo Stato la costituzione di una personalità giuridica, attraverso l’imposizione di un nome commerciale del nuovo nato. A quel punto vengono a crearsi due entità differenti, una del soggetto in carne ed ossa, con piena sovranità e libertà, l’altra fittizia che ha valore giuridico ed è quindi limitata all’interno delle regole del sistema. Il nome commerciale del bambino sarà ciò che gli consentirà quando sarà maggiorenne di entrare ufficialmente nella società per avere rapporti con le altre personalità giuridiche. Senza quel nome non potrà fare niente.

Perché c’è bisogno di disporre di una personalità giuridica per interagire con le altre personalità giuridiche? E presto detto: un soggetto sovrano ha pieni poteri su stesso ed è responsabile al 100% delle proprie azioni. Una personalità giuridica non ha pieni poteri e quindi ha una responsabilità limitata all’interno del contesto giuridico. Quindi per stabilire un qualsiasi contratto c’è bisogno che tutti siano limitati allo stesso modo. Una personalità giuridica non può condurre affari con una personalità sovrana secondo il diritto naturale perché non condividono le stesse responsabilità. E’ ciò che approfondisce Victor Varjabedian in questa conferenza parlando delle origini della schiavitù moderna.

Se ci facciamo caso il nostro nome ufficiale è scritto sempre a lettere maiuscole, mai in minuscole. Possiamo verificarlo in tutti i documenti che abbiamo, c’è sempre il nostro nome in lettere maiuscole. Questo riflette ciò che il diritto romano definisce come capitis deminutio maxima, ovvero una diminuzione radicale dei diritti dal precedente status della persona. Il concetto è lo stesso che si applica quando in tribunale la prima cosa che ci viene chiesta è il nostro nome. Nel momento in cui accettiamo di essere identificati con quel nome e cognome, limitiamo i diritti sovrani dovuti al nostro essere in carne ed ossa ed entriamo nel contesto delle limitazioni dovute alla nostra personalità giuridica. In questo caso teoricamente il giudice non può procedere con l’udienza.

Nella pratica non è così semplice, perché occorre comprendere bene qual’è l’effettiva architettura che regge il sistema giuridico e comportarsi di conseguenza. E’ ciò che sta facendo il gruppo di attivisti guidato fra le altre dalle tesi di Frank O’Collins, che ha studiato in profondità quale sia la reale dinamica che interviene durante le udienze in tribunale. Egli arriva a concludere che secondo le leggi vigenti in realtà noi non siamo neanche considerati schiavi, ma semplice merce da gestire con le norme scritte dalle leggi vigenti in materia di commercio internazionale (UCC – Uniform Commercial Code). In tal senso la prigione non ha niente a che vedere con il tentativo di rieducare i condannati, cosa di cui ce ne eravamo ormai resi conto, ma semplici luoghi di stoccaggio, in cui si immagazzina per periodi più o meno lunghi la merce in attesa di sdoganamento.

tratto da : (clicca qui)

2013.12.02 – IN RIFERIMENTO ALLA MANIFESTAZIONE DEL 09.12.2013

Posted by Presidenza on 2 Dicembre 2013
Posted in articoli 

 

 mlns

Il Movimentu de Liberatzioni Natzionali Sardu e le sue istituzioni di Guvernu Sardu Provvisoriu (GSP) appoggiano lo spirito popolare della manifestazione del 9 dicembre 2013 ma prende le distanze dalle frange che identificano questo evento con spirito italico.

Il MLNS non concepisce e non riconosce il popolo sardo, veneto, siciliano, napolitano, ecc. come facenti parte del popolo italiano.

Viene pertanto diffidato chiunque tenti di  rappresentare o appoggiare queste suddette frange italianiste identificandosi  o definendosi  portavoce del Popolo Sardo.

Mette in guardia dalle solite reazioni di rappresaglia che probabilmente verranno create ad hoc dallo Stato straniero italiano per gettare discredito sull’intendimento della manifestazione.

Sia ben chiaro che il MLNS  e le istituzioni di GSP operano solo ed esclusivamente per il ripristino della Sovranità sui suoi territori e per il riconoscimento del Popolo Sardo dalla Comunità Internazionale e quindi non si può riconoscere nelle frange italianiste della manifestazione.

02.12.2013

Sergio Pes (Presidente MLNS e GSP)

2013.12.02 – IN RIFERIMENTO ALLA MANIFESTAZIONE DEL 09.12.2013

2013.12.02 – Saras, 50 anni fa la profezia di Covacivich

Posted by Presidenza on 2 Dicembre 2013
Posted in articoli 

 “Personalmente sono convinto che la costruzione della raffineria danneggi enormemente le possibilità di sviluppo turistico del golfo degli Angeli. Un ordine del giorno del genere, prima di essere votato, avrebbe avuto bisogno di attento studio. Perdoni la mia sincerità e gradisca i più cordiali saluti”.

Il 26 gennaio 1963, quando scrive queste poche righe indirizzate al sindaco di Cagliari Giuseppe Brotzu, Giacomo Covacivich, democristiano, assessore al Turismo della Regione sarda, sta per scoprire di essere un uomo solo. Politicamente solo. Perché nessuno lo seguirà in quelle profetiche considerazioni sulla ‘Società anonima raffinerie sarde’. In cinque lettere: Saras.

Sono passati esattamente 50 anni da allora. Da quei giorni di gennaio e febbraio del 1963 quando il comune di Cagliari e la Regione diedero il via libera alla costruzione della raffineria.

Fa impressione leggere oggi quei documenti. Perché rivelano che il pericolo ambientale fin da allora era ben chiaro a tutti. Ai rari oppositori, ma anche ai sostenitori della costruzione della raffineria nel Golfo degli Angeli. I quali avevano avvertito così forte il rischio che le perplessità di quei rari ambientalisti ante litteram potessero prevalere, da avviare una controffensiva fulminea e ben coordinata. Un’azione congiunta pro-Saras messa in atto dalla maggioranza che sosteneva la giunta cagliaritana guidata da Giuseppe Brotzu e dal “Consorzio industriale”. Con l’avallo pilatesco della soprintendenza.

Neutralizzare chi rema contro per “meri interessi privati”. Ovvero l’ambiente.

Giuseppe Brotzu

Il 17 gennaio 1963 i consiglieri comunali Angelo Lai e Piero Napoleone – entrambi avvocati, entrambi democristiani – presentano un ordine del giorno pro Saras. Se c’è un documento che di fatto dà una notevole accelerata alla costruzione della raffineria, è proprio questo.

Tra i banchi dell’opposizione siede uno che farà strada:- sarà consigliere regionale, poi deputato, poi parlamentare europeo. Si chiama Umberto Cardia e ha 42 anni. Chiede una sospensiva e invita il consiglio a rimandare la discussione perché si parla di una questione “complessa e delicata”: servono maggiori elementi. La proposta viene messa ai voti: 30 contrari, 9 favorevoli, l’aula respinge.

Ma cosa prevede l’ordine del giorno, poi approvato a maggioranza? Impegna la giunta “a svolgere ogni opportuno intervento presso le competenti autorità perché, assicurata ogni forma di tutela dell’igiene, della salubrità, della stessa bellezza panoramica della zona ed in particolare di Cagliari, siano rimossi gli ostacoli che parziali visioni di interessi privati possano voler frapporre al realizzarsi dell’impianto industriale”.

Chi sono i portatori della ‘parziali visioni di interessi privati’? Il consigliere Napoleone non li indica, ma riferisce che risultano “numerosi interventi presso l’autorità competente intesi ad impedire il sorgere dello stabilimento di raffinazione […] adducendo la protezione delle bellezze naturali del golfo e il pericolo per il nascente turismo della città”. I corsivi sono nostri. Servono a sottolineare i termini usati. Termini che svelano la tesi di fondo: la tutela dell’ambiente è solo un pretesto che serve a coprire interessi particolari. E anche una visione arretrata del mondo.

Perché tutto, dall’economia alla scienza, dice che la raffineria va realizzata. Infatti, assicura il consigliere di maggioranza, non sussistono pericoli derivanti dai gas, visto che “la scienza moderna li ha già dichiarati inesistenti”. Di contro, la raffineria porterà senza dubbio molti vantaggi, a cominciare dalla manodopera impiegata.

Si allarga il fronte del sì.

Il 23 gennaio sulla scrivania del sindaco Giuseppe Brotzu arriva una lettera. La firma Antonio Pasolini, presidente del Casic, il Consorzio per l’area di sviluppo industriale di Cagliari. C’è anche un allegato: è un altro ordine del giorno, questa volta del consiglio direttivo dello stesso Consorzio, che il 19 gennaio (cioè due giorni dopo il dibattito nel consiglio comunale) ha voluto ribadire l’urgente necessità di contrapporre al ‘fronte del no’ una decisa reazione e, in definitiva, adoperarsi affinché la raffineria venga realizzata nel più breve tempo possibile.

Fuoco amico: la lettera di Covacivich e la risposta di Brotzu.

Il presidente della Regione Efisio Corrias e Angelo Moratti

Passano altri tre giorni e il 26 gennaio, come detto, in municipio arriva anche la lettera firmata dall’assessore al turismo Giacomo Covacivich che ha reagito nel malo modo che abbiamo visto alla notizie dell’ordine del giorno pro-raffineria approvato dal consiglio comunale di Cagliari.

La risposta di Giuseppe Brotzu è, in relazione al galateo democristiano, durissima. Covacivich viene accusato d’essere un estremista. Un sostenitore del ‘turismo a ogni costo’. Oggi si direbbe ‘ambientalista radicale’.

“Se è giusto che l’industria non comprometta lo sviluppo turistico, è meno giusto – domanda retoricamente il primo cittadino di Cagliari all’assessore – che il ‘turismo a ogni costo’ abbia le stesse preoccupazioni nei confronti di una industria di base (sottolineato nella lettera, ndr) che nasce con tutte le prudenze tecniche necessarie ad eliminare oggi preoccupazione di inquinamento?”.

Covacivich cerca alleati. Non ne trova.

L’assessore regionale non si dà per vinto e l’11 febbraio invia una nota alla ‘Sovrintendenza ai monumenti e gallerie’, che in seguito diverrà ‘ai Beni ambientali e culturali’. L’ente risponde due giorni dopo. In modo celere quanto  irresoluto.”Al momento il Comune di Sarrok non è soggetto a tutela panoramica”, spiega il soprintendente Renato Salinas. Che però precisa come “desidererebbe sapere quali misure saranno prese per impedire alle navi-cisterna, che dovranno pur ancorarsi davanti alla raffineria, di lavare i serbatoi (tanks) e gettare in mare le acque di lavaggio, contaminando con un velo di petrolio le acque del golfo”.

Ma la sostanza è chiara: il Sovrintendente si dice incompetente. E dunque può lavarsene le mani.

Giulio Andreotti, ministro dell’Industria

Passano ventiquattr’ore e a sconfessare le tesi di Covacivich ci pensa addirittura un collega di giunta, l’assessore regionale alla Rinascita Francesco Deriu, con una lettera indirizzata al sindaco Brotzu (che ha provveduto a inviargli la delibera pro-raffineria approvata dal consiglio comunale).

“Sono a comunicarLe – scrive al sindaco l’esponente della giunta regionale allora guidata da Efisio Corrias – che l’assessorato alla Rinascita non potrà non sostenere presso le competenti sedi la opportunità dell’attivazione di un così importante complesso industriale”.

Il finale di partita è noto: il 19 giugno 1966 il ministro dell’Industria Giulio Andreotti sbarca nell’Isola e inaugura la Saras. Al suo fianco,  oltre ai politici locali in giacca, cravatta e sorrisi smaglianti, un ‘classico’: alle Hawaii cinquant’anni fa c’erano le collane di fiori,  in Sardegna le ragazze in costume tradizionale.

Oggi è come ieri. Saras compresa.

Pablo Sole

sole@sardiniapost.it

I DOCUMENTI

Ordine del giorno approvato dal consiglio comunale di Cagliari il 17 gennaio 1963

Lettera di Giacomo Covacivich a Giuseppe Brotzu

Lettera di risposta di Giuseppe Brotzu a Giacomo Covacivich

Il sovrintendente Renato Salinas risponde a Giacomo Covacivich

lettera dell’assessore regionale alla Rinascita Francesco Deriu a Giuseppe Brotzu

tratto da : (clicca qui)

 

25 novembre 2013

Fine settimana e domenica di irrorazioni venefiche continue. Decine di bombardieri coprono il cielo senza sosta, spargendo chimica letale per uomo e natura, specialmente nelle ore serali. Si sta perpetrando continuamnete sotto gli occhi di tutti un crimine apocalittico contro l’umanità, senza che nessuno, di quanti  preposti alla difesa della nazione, muova un dito.

Ed ecco ancora prove inconfutabili  a prova di stupido, nei documenti scovati dal serio e attendibilissimo giornalista  investigativo Gianni Lannes.

Quando gli utili idioti che siedono nelle stanze del potere decideranno di interessarsi all’argomento irrorazioni chimiche, sarà sempre troppo tardi, per noi ed anche per loro! Intanto il non eletto Letta, seguendo la scia limacciosa del non eletto Monti,  esperto nell’arte del cazzeggio, si è deciso a distruggere e svendere ogni azienda italiana di una qualche rilevanza internazionale. E’ il ruggito del coniglio!

Se non è golpe e accanimento anti italiano questo,  cos’altro è?  E’ una squallida Italia in mano a gente che ha venduto l’anima al diavolo per trenta denari e ora perseguita i patrioti mentre soggiace con i suoi violentatori. nrd

http://sulatestagiannilannes.blogspot.it/
di Gianni Lannes

Il 6 settembre scorso avevo pubblicato la seguente inchiesta!

SCIE CHIMICHE: ESPERIMENTI PERICOLOSI E SEGRETI USA.

 Prove militari delle forze armate di Washington coadiuvate dall’Aeronautica militare italiana, verniciate di scientificità, grazie anche all’attiva partecipazione del Max Planck Institute. A partire dal 1961 i cieli -ovvero anche le aree urbane – della Sardegna sono stati irrorati con il tossico bario. Il popolo sardo non è stato mai informato.

Il livello di criminalità impunita è di chi governa per conto straniero – da 70 anni – il nostro Paese. Ora a cuccia per sempre gli sciacalli negazionisti!

  http://sulatestagiannilannes.blogspot.it/2013/09/scie-chimiche-esperimenti-pericolosi-e.html

   SONO STATE UCCISE ANCORA UNA VOLTA VITE UMANE INNOCENTI.

E C’E’ COME AL SOLITO IN QUESTA COLONIA A STELLE E STRISCE CHI SPECULA.

http://sulatestagiannilannes.blogspot.it/2013/11/sardegna-obiettivo-di-guerra-ambientale_1815.html

origine artificiale del nubifragio in Sardegna!

NON TEMO SMENTITE E INVITO L’ATTUALE PRIMO MINISTRO PRO TEMPORE ENRICO LETTA (AFFILIATO ALLE ORGANIZZAZIONI TERRORISTICHE BILDERBERG E TRILATERAL) AD UN IMMEDIATO CONFRONTO PUBBLICO, NONCHE’ ALLE DIMISSIONI.

IL 20 OTTOBRE 2013 IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO LETTA ERA STATO DA ME INTERPELLATO PUBBLICAMENTE CON UNA SERIE DI DOMANDE SULLA GUERRA AMBIENTALE IN ATTO IN ITALIA. A TUTT’OGGI, IL CAPO DI QUESTO GOVERNO ETERODIRETTO PALESEMENTE DALL’ESTERO (WASHINGTON, LONDRA, BERLINO), IN VIOLAZIONE DELLA CONVENZIONE EUROPEA DI AARHUS E DELLA LEGGE DELLO STATO ITALIANO NUMERO 108, PROMULGATA NEL 2001, NON HA FORNITO ALCUNA SPIEGAZIONE.

http://sulatestagiannilannes.blogspot.it/2013/10/scie-chimiche-gianni-lannes-chiede.html

http://sulatestagiannilannes.blogspot.it/2013/11/scie-chimiche-letta-non-risponde-e.html

INVITO LA MAGISTRATURA A FARE IL SUO DOVERE PER DAVVERO: AD INDAGARE A FONDO SULLE REALI CAUSE DI QUESTO DISASTRO PREANNUNCIATO E REALIZZATO, COPERTO DALL’OMERTA’ DELL’AERONAUTICA MILITARE ITALIANA E DELLO STATO MAGGIORE DIFESA.

ESORTO IL FIERO POPOLO SARDO AD UNA SACROSANTA RIBELLIONE, PRIMA CHE SIA TROPPO TARDI!

ITALIANE E ITALIANI NON SIAMO CAVIE. E’ IL MOMENTO DI PASSARE ALL’AZIONE, PARALIZZANDO PACIFICAMENTE E AD OLTRANZA L’INTERO STIVALE E LE ISOLE.

http://sulatestagiannilannes.blogspot.it/search?q=sardegna

Proprio in Sardegna nei primi anni ’60 la Nasa ha realizzato in gran segreto, grazie alla tacita connivenza delle autorità governative italiane, nonché dei vertici delle forze armate tricolori,   sperimentazioni con il tossico bario. Non solo il cielo è stato inquinato, il clima manipolato, ma gli esseri umani, in primis i bambini – ignari del pericolo – sono stati avvelenati da allora, per volontà dello Stato che avrebbe dovuto proteggerli, ma invece li ha mandati al macello.

Ecco altre prove inconfutabili! Poiché questa meravigliosa isola non è in balìa dei terremoti, e quindi non avrebbero potuto far scoppiare le faglie sismiche come hanno fatto a L’Aquila il 6 aprile 2009, provocando 309 morti e l’anno scorso in Emilia; così l’hanno colpita provocando un ciclone. La controprova: basta fare un semplice esame del capello (mineralogramma) per accertare in modo scientifico l’eventuale quantità di sostanze tossiche assorbite dall’organismo umano.

Infatti, il brevetto “Artificial strontium and barium clouds in the upper atmosphere” attesta che, già mezzo secolo fa, lo stronzio ed il bario venivano usati nel Sahara ed in Sardegna, aree localizzate per esperimenti dediti ad alterare volutamente il clima.

Post scriptum

Mi assumo la diretta e totale responsabilità di queste dichiarazioni scritte, suffragate e corredate da una variegata documentazione ufficiale, di carattere tecnico e scientifico!

Se qualcuno in Sardegna organizza una serie di incontri pubblici itineranti nell’isola sono disposto a prender subito un aereo per mettere al corrente dal vivo la popolazione!

riferimenti:

 

http://www.scribd.com/doc/61056987/Artificial-strontium-and-barium-clouds-in-the-upper-atmosphere

ftp://ftp.ngdc.noaa.gov/STP/publications/miscellaneous/world_ionosphere_thermosphere_study/Chapter09.pdf

ftp://ftp.agu.org/apend/jd/JD080i013p01829/JD080i013p01829s.pdf

http://www.sauberer-himmel.de/

http://1.bp.blogspot.com/-2oROqVB6UkI/Ue_igeD2tKI/AAAAAAAARyg/HyMN_s0omDM/s1600/Haeufigkeiten-03.jpg

http://www.sciencedirect.com/science/article/pii/003206336790200

http://rezn8d.net/?attachment_id=3108

http://adsabs.harvard.edu/abs/1967P%26SS…15..357F

http://www.sciencedirect.com/science/article/pii/0032063367902000

http://www.newswithviews.com/Peterson/rosalind121.htm

http://www2.gi.alaska.edu/ScienceForum/ASF0/019.html

http://mikec16.mydomain.com/articles/articles/barium%20in%20antlers.pdf

http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/15082100

http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/15236778

http://www.janethull.com/newsletter/1107/toxic_barium_levels_and_multiple_sclerosis.php

http://weppi.gtk.fi/publ/foregsatlas/text/Ba.pdf

http://www.nature.com/srep/2013/130611/srep01965/pdf/srep01965.pdf

http://geoengineeringwatch.org/patents/navy.html

http://ntrs.nasa.gov/archive/nasa/casi.ntrs.nasa.gov/20070022273_2007019810.pdf

http://naca.larc.nasa.gov/search.jsp?N=0&Ntk=All&Ntt=barium%20sardinia&Ntx=mode%20matchallpartial

http://ntrs.nasa.gov/archive/nasa/casi.ntrs.nasa.gov/19650018040_1965018040.pdf

http://www.dtic.mil/dtic/tr/fulltext/u2/700960.pdf

http://ntrs.nasa.gov/archive/nasa/casi.ntrs.nasa.gov/20130013865_2013013668.pdf

http://ntrs.nasa.gov/archive/nasa/casi.ntrs.nasa.gov/19880016046_1988016046.pdf

Http://ntrs.nasa.gov/archive/nasa/casi.ntrs.nasa.gov/19810012433_1981012433.pdf

http://naca.larc.nasa.gov/search.jsp?R=19950057068&hterms=barium&qs=N%3D0%26Ntk%3DAll%26Ntt%3Dbarium%26Ntx%3Dmode%2520matchallpartial

http://naca.larc.nasa.gov/search.jsp?R=19730057130

http://sulatestagiannilannes.blogspot.it/search?q=scie+chimiche

http://sulatestagiannilannes.blogspot.it/search?q=aerosolterapia

http://sulatestagiannilannes.blogspot.it/search?q=clear+sky

tratto da : (clicca qui)


 

F. Bruno Vacca

                                                  dal lontano passato rivendicano

                    La Liberta’ del Popolo Sardo

Solo in Sardegna e non in qualsiasi altra regione del nostro pianeta, l’antichità ha lasciato una così profonda impronta costruttiva che comprende migliaia e migliaia di imponenti torri megalitiche di epoca protostorica, a forma di tronco di cono  che la gente sarda chiama nuraghi.

La presenza di queste  costruzioni, infatti, si estende dalla linea di costa dell’isola, attraverso pianure, colline e altipiani, spesso fino ai recessi quasi inaccessibili dell’ intero entroterra montuoso, spesso assumendo,con il loro superbo aspetto, il ruolo dei più tipici elementi distintivi del paesaggio isolano.

Tutto questo ci fa capire chiaramente perché il nuraghe è spesso considerato quasi il simbolo araldico della Sardegna e dell’identità più intima del suo popolo.

Pertanto è lecito dire che  che il nuraghe è l’elemento fondamentale  delle sue più profonde radici culturali e spirituali del  Popolo Sardo .

I nuraghi sono presenti in tutto il territorio della Sardegna da nord a sud e da est a ovest; si possono trovare anche tra le montagne del centro dell’isola a non grande distanza dalla cima del Gennargentu, che è la sua più alta montagna.

In Sardegna,  sono sinora stati identificati e catalogati ufficialmente, operando  spesso con scarsa precisione, più di 7000 nuraghi, di cui una gran parte è ancora in buone  o discrete condizioni, a seconda dell’entità del danno subito dall’uomo e dal fluire del tempo .

Essi possono essere trovati con un’altezza residua  che varia da un massimo di 16 m. per un minimo di 4  o  5 m.

Un’altra parte molto considerevole di queste costruzioni è, tuttavia, in cattive condizioni, perché risultano quasi completamente in rovina e di loro rimangono in piedi  pochi metri di muratura, che, nella maggior parte dei casi, risultano quasi completamente coperti da una notevole  quantità di materiale di crollo.

Vi è, infine, una terza porzione di non piccola entità numerica di queste costruzioni rappresentati da grandi mucchi di massi di medie e grandi dimensioni.

Il numero di nuraghi, in realtà ancora presenti in Sardegna, è molto più elevato rispetto a quello stabilito dagli investigatori ufficiali, perché moltissimi sono i nuraghi i non ancora censiti per la semplice ragione che non sono facili da trovare in molte zone isolane.

In realtà, ci sono numerosi nuraghi non ancora catalogati perché si trovano in zone di montagna non facilmente accessibili, come ad esempio il piccolo nuraghe di Serra e Nuratze e quello un po ‘più grande di Alleustra che sono presenti nel territorio di Aritzo (NU); ma ancora più numerosi sono quelli che sono nascosti nei boschi e quelli che sono completamente da cespugli di rovi o coperto da uno spesso strato di sporco e detriti.

Per dare un’idea del numero di quei nuraghi sconosciuti che sono sfuggiti al censimento per un motivo o l’altro, diciamo che a non grande distanza da Cagliari, nella zona compresa tra i comuni di Capoterra, Uta e Decimoputzu, ho trovato che ci sono i resti di circa 38 di questi edifici, mentre mappe I.G.M. (Istituto Geografico Militare) ne sono contrassegnati solo 3.

Allo stesso modo, nell’isola di S.Antioco è stata stabilita di recente, la presenza di  oltre 80 nuraghi mentre  le carte ‘I.G.M. ne riportano  solo una dozzina.

Questo ci permette di dire che il numero di nuraghi presenti ancora in tutta l’isola di Sardegna, deve circa essere molto vicino a 10.000,  esemplari, se non di più unità.

Molto maggiore doveva  essere il numero dei nuraghi esistenti in origine nella isola, infatti, può essere facilmente dimostrato che molti di questi edifici, in particolare quelli che erano ubicati in prossimità delle grandi città o in località  prive di pietrame  da costruzione, come si verifica in genere nel Campidano, sono state fatti sparire  completamente  portando via pietra su pietra.

Così un gran numero di nuraghi sono stati completamente demoliti integralmente  per riutilizzarne ogni concio in altri edifici, come ad esempio in nuove opere militari i, ponti, strade, case ,strade e recinti per il bestiame, e questo è successo, non solo in un lontano passato, come nel periodo punico e nel  periodo romano, ma anche per tutto il Medioevo e in tempi più recenti, come quando negli anni del XIX secolo nel comune di Torralba hanno realizzato  una fontana pubblica prelevando il materiale da alcune strutture del  Nuraghe S.Antine.

Pertanto il numero di questi edifici originariamente presenti  nell’isola doveva essere ben più elevato  di 10.000 unità.

I nuraghi semplici ( costituiti da una sola torre) di solito  sono presenti  in alte posizioni da cui è possibile avere una vista dominante del territorio circostante, come, per esempio, nei pendii e contorni che definiscono le piccole jare  e i grandi altipiani , come ad esempio la Jara di Gesturia e l’altopiano di Campeda.

In questo caso, sono quasi sempre posti in serie, non ad una considerevole distanza l’uno dall’altro; distanza che sembra determinata in funzione della conformazione topografica del luogo che pertanto, a seconda dei casi, può essere molto vicini e pertanto diversi dal  meno di 400 metri a più di un chilometro o due.

Nuraghi complessi ( composti da due o più torri ) con altre due torri, al contrario sono spesso trovati in luoghi facilmente accessibili, come nel caso di Nuraghe Losa (Abbasanta), Nuraghe S.Antine (Torralba), Nuraghe Orrubiu (Orroli), Nuraghe Ortu Comidu (Domusnovas), Nuraghe Sa Domu Beccia (Uras) e molti altri troppo numerosi da menzionare.

Di solito i sardi, per molti secoli in qui fino ai primi decenni del XX secolo, erano poco in grado di dare alcuni chiarimenti circa i nuraghi, perché poco si sapeva su di loro.

Questo perché, per la maggior parte, attraverso un lungo periodo di acculturazione di ogni altra cosa è ancora presente, sono stati costretti a trascurare la loro vera identità culturale per assumere esteriormente e apparentemente  quella dei  loro colonizzatori,occupando  così il ruolo di un popolo autodistruttivo  che credendo così di  potere  preservare la loro continuità di esistenza solo negando se stessi  rinunciando ad essere  dovutamente i principali   protagonista della storia della loro terra  con la speranza di trovare un piccolo ruolo marginale in quello dei loro colonizzatori italiani.

Pertanto, non c’è da meravigliarsi che sia ancora nei due  secoli precedenti quello attuale  gli agricoltori ed i  pastori sardi  relativamente te  ai nuraghi erano soliti  dare delle risposte basate sulla fantasia perché l’archeologia ufficiale era come è  ancora oggi lontana dalla verità.

Essi, infatti, erano soliti raccontare che i nuraghi erano le abitazioni  di orchi giganti che avrebbero popolato l’Isola in un tempo remotissimo, per cui ancora oggi, in varie località dell’Isola alcuni di questi edifici sono chiamati Domu de Orcu .

La soluzioni del vari problemi  relativi al  nuraghi ed in particolare  quella  della loro funzione  originaria  a  della  non è ancora stata determinata con certezza  malgrado oltre due secoli  di studi e ricerche  da parte  di personaggi  che impropriamente  hanno assunto una certa notorietà non solo nell’ambito dell’ ma anche in quella internazionale.

Tale poco edificante

Ci sono molte teorie scientifiche picco edificante risultato   conseguito della ricerca storica ed archeologica svolta  nell’isola  sotto l’egida di un genera di quella cultura italiana  famosa per la sua eccellenza  ma purtroppo  di quel genere che risulta scadente per il suo dogmatismo e per il suo paternalismo.

Si deve infatti  tenere precisare che coloro che in Sardegna hanno ricevuto  e ricevono   ancora l’incarico legale  di dirigere le ricerche  archeologiche, anche se sono muniti  di risonanti titoli  universitari,  sono  solitamente  professionalmente  impreparati  per eseguire tali ricerche perché essendo d dei  laureati in lettere antiche  e pertanto sono privi  di una preparazione professionale  idonea.

Costoro infatti essendo  solitamente privi di una adeguata  formazione  tecnico- scientifica non sono in grado  di affrontare e risolvere  i molteplici problemi tecnici e scientifici  che si incontrano nel corso delle loro ricerche  per cui  quando talvolta lo fanno  con impudente e vanagloria  elaborano delle soluzioni prive  di  qualsivoglia validità scientifica  e talvolta puerilmente inverosimili.

Assurdamente  e irresponsabilmente lo fanno elaborare in primo luogo perché non hanno un’ adeguato background culturale, che di solito è basata in un corso di formazione  letteraria perché un’investigatore del genere anche se è un grande esperto di greco, latino, storia, epigrafia,  glottologia, ecc, in linea di principio, non è in grado di operare secondo il principio di causa ed effetto, mediante il quale studiando gli effetti è possibile individuare le cause ,così come non è in grado di capire  le cause , specie se questi sono di natura tecnica scientifica ed implicano la conoscenza  della fisica applicata,della topografia ,della  scienza delle costruzioni, dell’antropologia. etc. mediante le quali si possono  facilmente  le risposte di numerosi problemi fondamentali che sono alla base  della stessa  ricerca  archeologica.

 A ciò bisogna aggiungere il fatto che molti investigatori ,proprio per la loro formazione letteraria hanno eseguito  le loro indagini con i paraocchi di falsi assiomi e pregiudizi  della cultura  classica per cui  viene considerata sub culturale  tutte lei antiche  manifestazione umane che  come quelle della Sardegna nuragica non erano fondate sui presupposti della civiltà ellenica o latina.

Naturalmente tale  la ricerca archeologica in Sardegna ha operato con questi criteri conformemente al quel processo di acculturazione imposto sui Sardi mediante  quella radicale mistificazione della loro storia dettata dagli interessi coloniali che  l’Italia ha sempre  esercitato sulla Sardegna.

Pertanto non fa meraviglia che in tale clima sinora  tutti gli investigatori  che si sono occupati dei nuraghi  non solo a livello ufficiale  ma anche privato hanno elaborato delle strampalate teorie che anche di qualsiasi  riscontro storico ed archeologico e quindi della minima validità scientifica vengono tuttora accolte acriticamente sia dal mondo culturale italiano che da quello internazionale.

Hanno quindi tutti dato per scontato che i nuraghi  sono una rozza  rudimentale  di una primitiva ed icolta  agro-pastorale  che non conosceva la scrittura, perché  sinora tutti gli investigatori, nessuno escluso,, non erano in grado di capire che queste costruzioni  hanno implicato una progettazione preliminare  che implica  la conoscenza  di tutte le leggi fondamentali della scienza delle costruzioni  ed uno  studio ponderato della conformazione geologica e topografica  dei siti in cui sono stati edificati.

Fra le tante teorie elaborate quella che ancora va per la maggiore è quella proposta dal accademico G. Lilliu che ha sostenuto che gli antichi sardi politicamente erano organizzati secondo un primitivo sistema tribale  perennemente  turbato da lotte intestine   per cui il nuraghe semplice era l’abitazione fortificate del pastori o dell’ agricoltore  mentre quello complesso, essendo più ampio era riservato al capo tribù e  al suo nucleo familiare ed a ospitare in caso di pericolo la popolazione di un villaggio circostante.

 Riassumendo tutte le osservazioni fatte sulle principali teorie sviluppate sulla funzione originaria che avrebbero svolto i nuraghi si deve concludere  che è assolutamente impossibile che, come si sostiene ancora,  che i nuraghi sono stati edificati come abitazioni fortificate, o per essere utilizzati come tombe o templi adibiti a qualsiasi tipo di culto religioso, tra cui quello solare, lunare  o di qualsiasi altro fenomeno astronomico.

Nonostante questa affermazione tuttavia non si può negare che alcune di  queste costruzioni  nel corso della loro millenaria esistenza  possa essere stata utilizzata per scopi diversi da  quello per cui originariamente erano state  edificate.

Per individuare con certezza la loro reale originaria funzione ,  è indispensabile  eseguire un’attenta attenta analisi  razionale  di tutte le loro caratteristiche  costruttive e ambientali  perché queste, come in qualsiasi edificio antico o moderno,   risultano in funzione dell’utilizzazione principale a cui è stata destinato.

 Naturalmente  dopo aver eseguito questo studio  il ricercatore, in mancanza di una documentazione  scritta, è  spesso portato a elaborare  diverse ipotesi  fra le quali  la più veritiera  potrà essere quella che  da una valida risposta  alla maggior parte dei perché che sorgono nel corso della ricerca.

 Solo operando conformemente a tali criteri  mi è  stato possibile stabilire in maniera inconfutabile  quale sia stata la reale funzione  dei nuraghi e la ragione essi  nel’Isola sono presenti in così grande numero. stabilire con un sufficiente grado di certezza, se non in modo permanente, il più probabile funzione originaria dei nuraghi.

Poiché non mi è  qui possibile dilungarmi nel descrivere  gli aspetti particolari  della mia attività di di studioso ed investigatore indirizzo a stabilire quale sia stato il reale passato dei Sardi ,dirò sinteticamente   che dopo avere studiato i nuraghi in svariate località isolane non solo esclusivamente uno per uno come a se stante , come hanno solitamente fatto la maggior parte degli studioso, ma anche nelle loro reciproche correlazioni, sono in grafo di dimostrare che essi in ogni  distretto territoriale isolano sono stati distribuiti in modo da realizzare  un efficiente  sistema  di  comunicazione,controllo e difesa zonale atto a salvaguardare la sicurezza  della  popolazione locale.

Un’attenta analisi della distribuzione dei nuraghi in tutta l’isola abitata dai sardi mostra chiaramente che i sistemi difensivi zonali che abbiamo individuato sono lungi dall’essere isolato, in quanto non vi è alcuna delimitazione  o confine  fra l’uno e l’altro .

Sono cioè assenti quelle fasce territoriali prive di nuraghi,definibili come terre di nessuno,che dovrebbero circondare  ogni sistema difensivo nel caso che ognuno di essi  fosse stato a se stante quale espressione militare di una organizzazione  tribale ,anzi ho riscontrato che ogni sistema difensivo zonale presenta delle ramificazioni mediante le quali appare strategicamente  raccordato con quelli confinanti.

 Pertanto l’indagine sui criteri che hanno guidato gli antichi ardi  nella  distribuzione dei nuraghi in tutto il territorio isolano  conduce alla logica conclusione  che i sistemi difensivi zonali facevano parte di una rete difensiva unitaria che partendo dai contorni costieri isolani si estendeva   in tutto il territorio dei Sardi.

Ciò automaticamente sfata l’illazione , poco razionale,  scientifica secondo la quale  i Sardi  in Epoca Nuragica  erano organizzati secondo un  primitivo sistema  di molteplici tribù o cantoni  aventi come unico fine esistenziale quello di autologorarsi in un interminabile.

Tale teoria d G.Lilliu, analogamente al giudizio  sui  Sardi  pocos  y  mal unidos, espresso da Carlo, ha sempre riscontrato il  tacito beneplacito del distruttivo neocolonialismo, perchè  che  comprovando che i dissidi campanilistici isolani  sono connaturati  nel DNA dei Sardi,di fato impedisce  la loro unione  rendendo valido il vecchio proverbio sardo che  testualmente  sostiene che:

kandu is tzeraccos kertant  su mere este senpre bene serbiu ( quando i servi bisticciano il padrone è sempre ben servito)

infatti  l’esistenza di una rete difensiva unitaria  isolana implica automaticamente che  i IN epoca nuragica erano  organizzati unitariamente anche in campo militare e quindi anche politico, sociale, economico, rende cioè evidente che esisteva una nazione sarda  e in uno stato sardo nel senso moderno della parola; tutto ciò d’altronde risulta confermato da tutti quegli altri dati archeologici e dagli aspetti della Civiltà Nuragica che  pongono in risalto la omogeneità  religiosa e culturale.

Inoltre  l’esistenza di questa rete difensiva isolana, comprendente oltre una decina di migliaia di nuraghi, pone in risalto  che tutto il territorio dei Sardi era poderosamente fortificato, e pertanto ciò spiega perché  questa civiltà sia perdurata nell’Isola per circa 1400 anni  e perche  i Cartaginesi dopo aver conquistato  una larga parte della Sicilia in pochi mesi,i impiegarono oltre  cinquanta anni’ per conquistare solo le aree pianeggianti  della Sardegna.

Tutto ciò lascia dedurre che anticamente,quando la maggior parte delle popoli europei compreso quello  della penisola italiana non erano nessuno perché erano tutt’altro che avanzati sul piano civile i Sardi  costituivano uno dei  più avanzati popoli  del Mediterraneo che tramite la sua potenza militar fu capace di salvaguardare e  la propria libertà e ‘indipendenza  della Sardegna per quasi un millennio e mezzo.

  a come ho dimostrato, per la prima volta circa un ventennio fa, i Sardi nello stesso periodo storico furono tutt’altro che un popolo di rozzi pastori ed incolti  contadini poiché costituivano anche la pIù grande potenza  marinara  del Mediterraneo come e  confermato dagli  antichi Egizi quando li definivano I Re del  Mare.

Oggidì dopo circa  due millenni  e mezzo dalla fine della Civiltà Nuragica, forse per un incomprensibile nemesi storica, la vita della Sardegna  risulta radicalmente degradata rispetto  quella del  suo lontanissimo passato   perché da troppi secoli  l’Isola non è più una terra libera ed indipendente; da troppo tempo essa soggiace quasi esclusivamente ai condizionamenti imposti da coloro ad arrivano  d’oltremare per comandare su  tutto e su tutti per depredarla di ogni sua risorsa attuale e potenziale. 

La Sardegna non è una terra libera perché  i Sardi a causa  del plagio operato dagli inganni politici e culturali sono stati e vengono tuttora costretti a rinunciare ad essere se stessi e ad non essere più padroni della propria terra e del  proprio destino credendo così di potere continuare a sopravvivere  come popolo, senza però rendersi conto che da oltre un secolo sono soggetti a un a lento e progressivo genocidio operato senza spargimenti di sangue che li costringe unge  a fuggire dalla loro terra per disperdersi nel mondo; genocidio che è rivelato in tutta la sua drammaticità  quando si considera che la popolazione  isolana  è un quarto della popolazione del Piemonte  o della Sicilia o del  Piemonte che hanno rispettivamente una estensione territoriale quasi uguale a quella della Sardegna  e che di questo  una larga patte è costituita da gente di origine non sarda.

Oggi dopo oltre un secolo  e mezzo  sotto il governo italiano i Sardi mentre subiscono una lenta e progressiva distruzione  della loro identità  e vengono privati di tutte le risorse e possibilità economiche  della loro terra  sono costretti a viverci in un disperato stato di miseria di disperazione e di miseria  non molto dissimile da quello di colui che muore di fame in un grande deposito di cibo in scatola perchè  gli viene  tassativamente vietato l’uso dell’apriscatole.

Per questa tragica condizione  enorme è il numero dei Sardi  che dl secolo scorso ad oggi sono stati costretti a fuggire dalla loro terra alla ricerca di pane e lavoro in  tutta l’EUROPA  

in  più lontane contrade del mondo parrebbe infatti che questo numero comprende oltre un milione di persone  e ciò indica quanto sia grande   il danno che  sta subendo la sopravvivenza del Popolo Sardo.

Tuttavia un uguale numero di Sardi non ha voluto abbandonare la propria e quasi tacitamente che quasi silenziosamente con  grande abnegazione  si ostinano a lottare per vivere nella loro terra  animati da una  misteriosa  forza di oscure origini che pare destata nelle loro anime  proprio dai nuraghi  che ancor sono  presenti nell’Isola.

sviluppo nella loro identità

Infatti i nuraghi che nell’Isola  sono presenti ancora in buono stato hanno tutti l’aspetto tanto maestosamente imponente da denotare in essi la presenza di una grande misteriosa ed invisibile forza arcaica

E’ una forza che rivela l’ antica grandezza del popolo che li ha edificati; una grandezza soprannaturale che trascende che sembra emergere con evanescenti immagini  di cruente battaglie vinte e parate trionfali  accompagnate  dall’eco di  canti di vittoria accompagnate dall’eco  di esultanti grida di  e inni di vittoria,   da un lontano e glorioso passato  apparentemente dimenticato passato che è solo rimpianto nell’inconscio collettivo dei Sardi contemporanei.

Sembra che tale forza emerga da irruentemente  da un mitico  passato  per trasferirsi nella coscienza dei Sardi  contemporanei  per destare in essa l’antica e fiera  sarda  opposizione  antica volontà ad ogni ingiustizia economica  e sociale, ad ogni corruzione morale  ed inganno politico che viene  oggi esercitato in  Sardegna dal il vuoto spirituale  e morale della moderna vita globalizzata ,ciò unitamente alla  decisa volontà  di  rendere questa  terra libera da ogni condizionamento e sfruttamento che le viene imposto d’oltremare.

In questa Sardegna degradata  dove il lento fluire del tempo  ha quasi  ridotto in polvere  le opere costruttive che vi hanno lasciato prima i Cartaginesi e  ed i Romani  e poi i successivi invasori emergono ancora maestosamente imponenti numerosi nuraghi sfidando l’opera distruttiva dell’uomo quasi a significare che la sardità  di questa terra non può essere cancellata da nessuna forza umana e che,  pertanto i Sardi malgrado tutto,  possono risvegliare in se stessi’  fiera e grande fiera forza  dei loro antichi antenati per rendere libera la loro sacra  terra del le diventare liberi pad  essere nuovamente un prossimo futuro liberi e responsabili fautori del  proprio progresso e  padroni de proprio futuro e di quello dei  loro discendenti sino alla fine del mondo.

tratto da : (clicca qui)