2014.01.31 – Ttip, fuorilegge Stati e diritti: vogliono ucciderci così

Posted by Presidenza on 31 Gennaio 2014
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28/1/14

«Negoziato in segreto, questo progetto fortemente sostenuto dalle multinazionali permetterebbe loro di citare in giudizio gli Stati che non si piegano alle leggi del liberismo». Si chiama Trattato Transatlantico ed è l’uragano devastante che minaccia il futuro degli europei, o quel che ne resta. All’allarme – da più parti lanciato nei mesi scorsi – si associa ora anche Lori Wallach, direttrice del Public Citizen’s Global Trade Watch, prestigioso osservatorio indipendente di Washington. «Possiamo immaginare delle multinazionali trascinare in giudizio i governi i cui orientamenti politici avessero come effetto la diminuzione dei loro profitti? Si può concepire il fatto che queste possano reclamare – e ottenere! – una generosa compensazione per il mancato guadagno indotto da un diritto del lavoro troppo vincolante o da una legislazione ambientale troppo rigorosa? Per quanto inverosimile possa apparire, questo scenario non risale a ieri».

Le fondamenta di questo trattato clamorosamente eversivo – il grande business che emana i propri diktat non più di nascosto, attraverso le lobby e i politici compiacenti, ma ormai alla luce del sole, e addirittura per legge – comparivano già a chiare lettere nel progetto di accordo multilaterale sugli investimenti (Mai) negoziato segretamente tra il 1995 e il 1997 dai 29 stati membri dell’Ocse, l’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico, come ricorda la Wallach in un intervento su “Le Monde Diplomatique”, il giornale che divulgò la notizia in extremis, sollevando un’ondata di proteste senza precedenti, fino a costringere i suoi promotori ad accantonare il progetto.

Quindici anni più tardi, scrive oggi Lori Wallach sempre sul giornale francese, in un intervento ripreso da “Micromega”, la grande “trappola” fa il suo ritorno in pompa magna, sotto nuove sembianze.

L’accordo di partenariato transatlantico (Ttip), negoziato a partire dal luglio 2013 tra Usa e Ue – accordo che dovrebbe concludersi entro due anni – non è che una versione aggiornata del Mai. Prevede infatti che «le legislazioni in vigore sulle due coste dell’Atlantico si pieghino alle regole del libero scambio» stabilite dalle corporations, «sotto pena di sanzioni commerciali per il paese trasgressore, o di una riparazione di diversi milioni di euro a favore dei querelanti». Se dovesse entrare in vigore, aggiunge Lori Wallach, «i privilegi delle multinazionali avrebbero forza di legge e legherebbero completamente le mani dei governanti». Impermeabile alle alternanze politiche e alle mobilitazioni popolari, il trattato «si applicherebbe per amore o per forza, poiché le sue disposizioni potrebbero essere emendate solo con il consenso unanime di tutti i paesi firmatari». Ciò riprodurrebbe in Europa «lo spirito e le modalità del suo modello asiatico», ovvero l’Accordo di Partenariato Transpacifico (Trans-pacific partnership, Tpp), attualmente in corso di adozione in 12 paesi dopo essere stato fortemente promosso dagli ambienti d’affari.

«In virtù di numerosi accordi commerciali firmati da Washington, 400 milioni di dollari sono passati dalle tasche del contribuente a quelle delle multinazionali a causa del divieto di prodotti tossici, delle normative sull’utilizzo dell’acqua, del suolo o del legname». Sotto l’egida di questi stessi trattati, le procedure attualmente in corso – nelle questioni di interesse generale come i brevetti medici, la lotta all’inquinamento e le leggi sul clima e sulle energie fossili – fanno schizzare le richieste di danni e interessi a 14 miliardi di dollari. Il Ttip «aggraverebbe ulteriormente il peso di questa estorsione legalizzata». Basta osservare gli attori sul terreno: negli Usa sono presenti 3.300 aziende europee con 24.000 filiali, ciascuna delle quali può ritenere di avere buone ragioni per chiedere, un giorno o l’altro, riparazione per un “pregiudizio commerciale”. Dal canto loro, i paesi dell’Unione Europea si vedrebbero esposti a un rischio finanziario ancora più grande, sapendo che 14.400 compagnie statunitensi dispongono in Europa di una rete di 50.800 filiali. In totale, sono 75.000 le società che potrebbero gettarsi nella caccia ai tesori pubblici.

Gli accordi-capestro per Atlantico e Pacifico «formerebbero un impero economico capace di dettare le proprie condizioni al di fuori delle sue frontiere: qualunque paese cercasse di tessere relazioni commerciali con gli Stati uniti e l’Unione Europea si troverebbe costretto ad adottare tali e quali le regole vigenti all’interno del loro mercato comune». E dato che i proponenti «mirano a liquidare interi compartimenti del settore non mercantile», i negoziati si svolgono a porte chiuse. Le delegazioni statunitensi contano più di 600 consulenti delegati dalle multinazionali, che dispongono di un accesso illimitato ai documenti preparatori. «Nulla deve sfuggire. Sono state date istruzioni di lasciare giornalisti e cittadini ai margini delle discussioni: essi saranno informati in tempo utile, alla firma del trattato, quando sarà troppo tardi per reagire». Vana la protesta della senatrice Elizabeth Warren, secondo cui «un accordo negoziato senza alcun esame democratico non dovrebbe mai essere firmato».

L’imperiosa volontà di sottrarre il cantiere del trattato all’attenzione del pubblico si comprende facilmente, aggiunge la Lori Wallach: «Meglio prendere tempo prima di annunciare al paese gli effetti che esso produrrà a tutti i livelli: dal vertice dello Stato federale fino ai consigli municipali passando per i governatorati e le assemblee locali, gli eletti dovranno ridefinire da cima a fondo le loro politiche pubbliche per soddisfare gli appetiti del privato nei settori che in parte gli sfuggono ancora». Nulla sfugge alle fauci dei super-privatizzatori: sicurezza degli alimenti, norme sulla tossicità, assicurazione sanitaria, prezzo dei medicinali, libertà della rete, protezione della privacy, energia, cultura, diritti d’autore, risorse naturali, formazione professionale, strutture pubbliche, immigrazione. «Non c’è una sfera di interesse generale che non passerà sotto le forche caudine del libero scambio istituzionalizzato». Fine della democrazia: «L’azione politica degli eletti si limiterà a negoziare presso le aziende o i loro mandatari locali le briciole di sovranità che questi vorranno concedere loro».

È già stipulato che i paesi firmatari assicureranno la «messa in conformità delle loro leggi, dei loro regolamenti e delle loro procedure» con le disposizioni del trattato. Non vi è dubbio che essi vigileranno scrupolosamente per onorare tale impegno. In caso contrario, potranno essere l’oggetto di denunce davanti a uno dei tribunali appositamente creati per arbitrare i litigi tra investitori e Stati, e dotati del potere di emettere sanzioni commerciali contro questi ultimi. «L’idea può sembrare inverosimile: si inscrive tuttavia nella filosofia dei trattati commerciali già in vigore». Lo scorso anno, l’Organizzazione mondiale del commercio (Wto), ha condannato gli Stati Uniti per le loro scatole di tonno etichettate “senza pericolo per i delfini”, per l’indicazione del paese d’origine sulle carni importate, e ancora per il divieto del tabacco aromatizzato alla caramella, dal momento che tali misure di tutela sono state considerate degli ostacoli al libero scambio. Il Wto ha inflitto anche all’Unione Europea delle penalità di diverse centinaia di milioni di euro per il suo rifiuto di importare Ogm come quelli della Monsanto, che finanziò l’elezione di Obama.

«La novità introdotta dal Ttip e dal Tpp – osserva Lori Wallach – consiste nel permettere alle multinazionali di denunciare a loro nome un paese firmatario la cui politica avrebbe un effetto restrittivo sulla loro vitalità commerciale». Sotto un tale regime, «le aziende sarebbero in grado di opporsi alle politiche sanitarie, di protezione dell’ambiente e di regolamentazione della finanza», reclamando danni e interessi davanti a tribunali extragiudiziari. «Composte da tre avvocati d’affari, queste corti speciali rispondenti alle leggi della Banca Mondiale e dell’Onu «sarebbero abilitate a condannare il contribuente a pesanti riparazioni qualora la sua legislazione riducesse i “futuri profitti sperati” di una società». Questo sistema, che oppone le industrie agli Stati, sembrava essere stato cancellato dopo l’abbandono del Mai nel 1998, ma è stato «restaurato di soppiatto» nel corso degli anni. Di fatto, l’adozione del super-trattato riduce in schiavitù le istituzioni pubbliche, per le quali i cittadini votano, affidando ad esse il compito di governare il proprio paese. Con le mostruose norme in via di approvazione semi-clandestina, i poteri pubblici dovranno mettere mano al portafoglio se la loro legislazione ha per effetto la riduzione del valore di un investimento, anche quando questa stessa legislazione si applica alle aziende locali. In altre parole: la civiltà democratica finisce qui.

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giovedì 30 gennaio 2014

L’Unione Europea? Rischia di fare la fine dell’ex Jugoslavia, sostiene Gabriele Bonfiglio, autore di una recente ricerca (università di Palermo) sul futuro del vecchio continente proiettato verso Oriente. Chiunque abbia a che fare con la geopolitica sa che certe previsioni, in apparenza assurde, possono risultare credibili. Meglio dunque smantellare i vecchi tabù, che nascondono verità fragili: siamo sicuri che l’Ue si basi su valori condivisi e riconosciuti dai propri cittadini?

Già nel Duemila, le nuove istituzioni europee «erano percepite dalla metà dei cittadini degli Stati membri come opache, distanti e inefficienti». Attenzione: «Il collasso della legittimità di questa costruzione disfunzionale è lo scenario più plausibile», dal momento che quella dell’Unione Europea – un insieme poco compatto di Stati accomunati dall’intento di avere un mercato e una valuta comune – è una visione oramai superata da tempo, così come «l’dea di uno Stato di più nazionalità organizzato in maniera federale».

«I mutamenti geopolitici producono sempre stravolgimenti anche violenti, e a farne le spese sono quasi sempre le persone comuni», scrive Bonfiglio in un post su “Eurasia”. La storia insegna: «L’Europa in quanto tale non è mai stata unita, e ogni qualvolta lo si è cercato di fare con la forza i risultati sono stati disastrosi». L’Europa è debole, non ha neppure una lingua comune e l’interesse comunitario è travolto dagli interessi nazionali. «Già nel 1991 risultava chiaro che fin dal 1957 convenisse proprio alla Germania l’apertura dei mercati europei». O meglio: «Per quanto riguarda l’export è quasi solo la merce tedesca, soprattutto in campo alimentare, ad essere presente nei mercati europei ai prezzi più concorrenziali», grazie alla politica di «vigorosa internalizzazione» condotta negli ultimi vent’anni dai principali gruppi industriali tedeschi, puntando a ridurre il costo del lavoro degli operai in Germania.

La doppia crisi – economica e ideologica – che oggi investe l’Unione Europea e che ne ha messo in dubbio i meccanismi di governance, secondo Bonfiglio «per certi versi ricorda molto quella che travolse la Jugoslavia dopo la morte di Tito: compresa la polemica tra le aree ‘virtuose’ e quelle ‘dissipatrici’». Il fatto più preoccupante? «E’ che nel 1980 nessuno prevedeva che la Jugoslavia sarebbe esplosa, come oggi nessun autorità europea è disposta ad ammettere che un domani la situazione potrebbe sfuggire di mano pure in Europa». Nonostante ciò, «i vertici di Bruxelles – sempre più autoreferenziali – con compiacimento si autoconferiscono il Nobel della Pace senza accorgersi che stanno creando le premesse per potenziali conflitti tra gli Stati europei». I conflitti nei Balcani degli anni ’90, come le guerre balcaniche che precedettero lo scoppio del primo conflitto mondiale, sono sintomatici di fenomeni che vanno captati subito, proprio per il potenziale distruttivo di cui sono spia.

Le somiglianze tra collasso jugoslavo e crisi dell’Eurozona sono molte, continua Bonfiglio: «La necessità di ricordare la lezione jugoslava serve anche ad imparare a non fidarsi da un lato dell’aiuto teoricamente disinteressato degli americani, dall’altro quello di capire quanto la retorica dei diritti umani spessissimo venga utilizzata proprio per poter giustificare politiche di potenza, e quindi in certi casi va neutralizzata». La tragedia jugoslava e lo strascico di violenze in Kosovo mostrano il lato più oscuro della geopolitica e rivelano che «quello che è successo nei Balcani un domani potrebbe essere sperimentato in Occidente se non si prendono le adeguate precauzioni: ieri il Squadroni della morte nell’ex Jugoslaviacinismo americano ha rovinato la vita a centinaia di migliaia di slavi, perché un domani questo non dovrebbe avvenire in Italia?».

Identiche le dinamiche della caduta: la crisi economica che investì la Jugoslavia fece esplodere il debito estero (20 miliardi nel 1989), provocando super-inflazione e crollo del dinaro, quindi «un enorme ridimensionamento del tenore di vita e la frapposizione tra aree più ricche e più povere», cioè Slovenia, Croazia e Serbia settentrionale (Vojvodina) contro Kosovo, Macedonia e Bosnia Erzegovina. «Intanto cresceva il malcontento da parte delle repubbliche più ricche per gli ‘aiuti’ da fornire alle aree depresse, e al contempo quest’ultime si sentivano fortemente penalizzate dallo Stato centrale». Tutta benzina per l’estremismo nazionalista, che dal 1981 «ha messo in moto un infernale meccanismo a catena», dalla secessione della Slovenia alle altre spinte centrifughe, spesso appoggiate dall’estero. Le somiglianze con l’Europa di oggi sono vertiginose: defunto il collante ideologico (là il comunismo, da noi l’europeismo), ecco il boom della disoccupazione e la via di fuga dell’emigrazione di massa, mentre le misure attuate per “saldare il debito” (con l’Occidente) anche nel caso jugoslavo furono attuate a spese del welfare. Identica la ricetta del Fmi: riforme strutturali per tagliare lo stato sociale, liberalizzare i mercati e privatizzare l’economia.

«Ovviamente il malcontento delle repubbliche federate aumentò a dismisura: con l’avvento degli anni ’90 in pratica da un lato era crollata la fiducia nel socialismo jugoslavo e al contempo le forze nazionaliste divennero le principali formazioni politiche». Rilevante il risvolto bellicista: «Già nel ’91 sia agli sloveni che ai croati erano pervenute armi ed uniformi dai paesi occidentali», mentre «le rispettive autorità locali votavano l’indipendenza e si rifiutavano di pagare i tributi allo Stato jugoslavo». Epicentro dello scontro: la Croazia, che ospitava migliaia di serbi. «L’Occidente come sappiamo decise chi appoggiare e chi combattere, ma soprattutto chi criminalizzare e chi invece ergere a paladino della libertà», fino al sanguinoso epilogo bosniaco. «Le analogie con la situazione europea sono troppe: volendo fare fantastoria mi chiederei fino a che punto un domani la Germania potrebbe accettare che Milosevicpezzi dell’Unione Europea si proclamino indipendenti da essa, e fino a che punto queste rotture potrebbero essere pacifiche», scrive Bonfiglio.

Già allora, Berlino non rimase a guardare: appoggiò il separatismo croato, mentre gli Usa demonizzavano Milosevic ignorando le analoghe responsabilità degli avversari della Serbia. Intanto, alcuni Stati europei non si limitarono solo a favorire apertamente il separatismo secessionista, «ma cercarono chiaramente di distruggere lo Stato jugoslavo con misure chiaramente discriminatorie da un punto di vista economico», aggravando così l’impatto dell’ingerenza Usa anche in Italia, dove il crollo del sistema albanese-kosovaro ha rappresentato «un evidente problema sociale, criminale e di stabilità», sul versante adriatico. Sullo sfondo, già allora, dietro all’alibi delle “guerre umanitarie” c’erano «interessi più pragmatici, ossia il controllo dei corridoi petroliferi che collegano Caucaso e Mar Caspio all’Europa meridionale».

Morale: «Il caso balcanico rappresenta il fallimento dell’Occidente, della sua presunta capacità di poter arbitrare i conflitti», e inoltre esprime anche «la fine dell’idea che le società multiculturali possano sempre vivere in pace», specie se una superpotenza come gli Usa «non mira al bene degli europei, ma li usa soltanto ai suoi scopi». E’ ovvio, aggiunge Bonfiglio, che gli Usa hanno esteso negli anni ’90 ai Balcani la propria area di influenza geopolitica: «Nulla di quello che è avvenuto durante l’“intervento umanitario” in realtà ha a che fare con gli interessi dei paesi europei», a partire dall’Albania odierna, «nuovo zelante alleato dell’America dall’economia poco trasparente». Per Bonfiglio, la realtà è evidente: «Quello che non sono riusciti a fare durante tutta la guerra fredda, gli Usa sono riusciti a farlo con la caduta di Milosevic, cioè far diventare i Balcani l’ennesima zona sotto il proprio controllo». Come illudersi, dunque, che le guerre balcaniche non siano un pericoloso precedente per la possibile evoluzione del disfacimento dell’Unione Europea? Se prevarranno le spinte centrifughe, gli “attori esterni” non resteranno certo alla finestra.

tratto da: (clicca qui)

 

2014.01.29 – La Kyenge contro la bandiera dei 4 mori

Posted by Presidenza on 29 Gennaio 2014
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La visita in Sardegna dell’esponente dello Stato straniero nemico italiano era assolutamente sgradita e senza alcun accreditamento fatto pervenire al Governo Sardo Provvisorio e quindi in palese trasgressione al Monito e Diffida che questo MLNS inoltrò in data 20 agosto 2012 alla Presidenza della Repubblica italiana, alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, al Ministero degli Interni e p.c. alla sede O.N.U. di Ginevra e alla Corte Europea dei Diritti Umani di Strasburgo.

Questo iniziativa, sfrontata e imprudente, integra pertanto a tutti gli effetti un vero e proprio illecito internazionale, nonché una violazione al suddetto Monito e Diffida. Risulta essere quindi un grave atto di provocazione.

Mi viene spontanea una considerazione…..ma le scimmie (e non lo dico perché è nera ma perché effettivamente ricorda un macaco) una volta non stavano sugli alberi ?

Certo che l’Italia deve essere proprio alla frutta per mettersene addirittura una nella squadra di governo !!!

Sergio Pes (Presidente MLNS e GSP)

 

Durante una recente visita in Sardegna ha notato il simbolo della regione con i quattro mori e dopo varie valutazioni ha ieri mattina esternato il fatto che :”tale bandiera non ha motivo di esistere sia per motivi storici che per questioni di political correct” e ha continuato rimarcando : ” questo simbolo che i sardi usano come bandiera,è una cosa vergognosa ,ritengo sia impossibile che ancora nessuno abbia provveduto a correggere questo scempio razzista , i sardi hanno ben altre cose da rappresentare nella loro bandiera , tutte le loro bellezze naturali figurerebbero molto meglio in un simbolo regionale “la Ministra ha poi continuato : “sara’ mia priorita’ riuscire ad avere quanto prima un incontro col Presidente dell’assemblea regionale per portare le dovute correzioni a questo disonore nazionale, in caso contrario mi vedro’ costretta anche a ricorrere all’Europa se è il caso”

Inutile aggiungere che noi tutti della redazione ,appoggiamo l’ennesima mossa della Ministra Kyenge per un’Italia migliore.

(art. Pepito Sbezzeguti)

tratto da: (clicca qui)

 

di Claudio Marsilio

RA: La ringrazio molto per averci concesso questa  intervista. Come prima domanda, abbiamo scelto un tema molto delicato per la Francia e per l’Italia, che è l’immigrazione. Tutti hanno visto il disastro che si è verificato al largo delle coste di Lampedusa in diverse occasioni. In seguito a questo disastro, le forze politiche più vicine all’ideologia europea hanno dichiarato di voler modificare la legge sull’immigrazione, dichiarando allo stesso tempo questo fenomeno come irreversibile. Credete anche voi che questo sarà il nostro destino? O piuttosto pensate che ci sono possibilità d’invertire questa tendenza?

Alain Soral: «bene, intanto nulla è irreversibile e tutto è politica. Pertanto quando dicono che il fenomeno è irreversibile è perché si rifiuta di affrontare la questione in termini democratici … vale a dire, chiedere il parere del popolo . Si afferma questo perché sanno che l’opinione della gente sarà contraria alla volontà dei leader.
Dopo il caso di Lampedusa vediamo che si è raggiunto il limite di ciò che la gente può accettare in nome dell’ideologia dei diritti umani, del meticciato ecc. ovvero, in un momento in cui la crisi non era troppo pronunciata, alle persone poteva anche andar bene tutto questo… ricordate il tempo delle pubblicità Benetton?  Ma oggi non si tratta più di suore che vanno incontro ad immigrati africani abbracciandoli, ma di morti a centinaia…

Si tratta di migranti in fuga dall’instabilità, dalla violenza militare; come è il caso della Libia dove – è il caso di dirlo – ci sono forti responsabilità francesi, perché è attraverso Bernard Henri Lévy e il governo Sarkozy – nel tentativo di distruggere la Libia di Gheddafi – che si è destabilizzata l’intera Africa centrale; così come nel destabilizzare la Siria, dove siamo coinvolti (in quanto francesi) attraverso Fabius, abbiamo destabilizzato anche gran parte del Medio Oriente… il che provoca, come è ovvio, delle fughe di migranti nel tentativo di raggiungere l’Europa, in quanto luogo molto favorevole per tradizioni sociali, a migranti e clandestini… ma poi diventa catastrofica, ingestibile. E oggi tutto questo si scontra violentemente anche con le opinioni dei popoli.

Immigrati

Quindi, qui abbiamo una reale preoccupazione del Potere Europeista, ci dicono sia: “questo è irreversibile quindi dovete accettarlo” e, allo stesso tempo al livello più locale, le amministrazioni che dicono “non saremo più in grado di controllare la situazione, quindi dovrete fare delle concessioni per fare piccole modifiche per cercare di… non so…dei piccoli aggiustamenti”…

Abbiamo una doppia sfida in questo momento… ma è soprattutto la sfida più vicina al territorio: gli eletti  territoriali sono molto preoccupati per la reazione della gente di fronte a questo lato ingestibile, catastrofico, del fenomeno, mentre ad un livello più alto ci sono persone che continuano a praticare la lingua di legno. La gente ha capito che l’immigrazione, il lasciar passare integrale, è un terribile pericolo, e che si tratta d’una misura – direi – antisociale e anti-popolare totale; e poi c’è ora anche una lotta all’interno dell’apparato politico tra quelli vicini alla base, che sono tenuti a rispondere alle critiche più “arrabbiate” e coloro che sono ad altissimo livello che rispondono loro: “beh, sbrigatevela!”

E questo diventa interessante …Lo vediamo spesso in Francia, dove c’è un divario all’interno del sistema dominante, tra quelli che ne sono al vertice  e quelli che ne sono invece gli esecutori, i quali hanno sempre più problemi nel ripetere le parole d’ordine e le menzogne delle élite alla gente.

Dunque è sì drammatica questa situazione di Lampedusa – perché problematica – ma allo stesso tempo interessante e portatrice, persino, di speranza per i popoli d’Europa, perché significa che stiamo raggiungendo il limite tollerabile… E il limite delle bugie, anche … Questo è ciò che chiamiamo ‘l’eterno ritorno del reale’: qui è la realtà che ti sbatte in pieno volto, e si tratta di migliaia di morti, di persone che spingono da intere regioni destabilizzate…

Abbiamo la stessa cosa qui in Francia con i rom, non so se ne parleremo dopo… La cosa triste è che bisogna passare per questo, per il disastro completo, per far muovere la politica; e ad un certo momento la menzogna dell’ideologia dominante non sarà più sufficiente a nascondere la realtà. Cosa che ricorda un po’ quello che successe alla fine dell’Unione Sovietica sotto Breznev, quando ci fu uno scollamento totale tra le menzogne ​​ufficiali e le idee delle persone, il che mostra che non esiste più alcun rapporto tra Potere e cittadini, fino ad arrivare a una doppia società, due società parallele, che è quasi ciò che abbiamo qui in Francia, non so in Italia, ma qui siamo praticamente arrivati a questo punto.»

RA: Nella vostra Carta è scritto : “uscire dell’UE, dalla NATO e riprendere il controllo della nostra moneta” per ridare alla parola “democrazia” un po’ di senso. Come pensate di restituire la sovranità monetaria alla Francia e, allo stesso tempo di onorare il suo debito pubblico?”

AS : «In realtà è lo stesso problema ed è la stessa truffa! Perché questo debito non esiste nella realtà, si tratta di un racket bancario che può esistere solo perché la banca è stata resa completamente autonoma ed indipendente dai Governi e l’ha imposto agli Stati, per il tradimento delle élite, ma anche grazie alla complessità dei testi ed alla totale ignoranza dei popoli della questione monetaria – che non è mai insegnata neanche in economia…

D’altronde neanche nel marxismo-leninismo lo è, sapete? Il marxismo-leninismo parla di: ‘la produzione, il consumo, il capitale’… ma la questione monetaria è molto, molto poco affrontata; il che lascia mano libera ai Detentori del Denaro dal momento che tutta la lotta è concentrata contro il padronato, l’impresa … che sono cose purtuttavia produttive…»

RA:  «…anche se Marx nel Capitale aveva sottolineato l’importanza della creazione della Banca d’Inghilterra… »

AS: «sì, ma le persone che seguivano il marxismo-leninismo hanno approfondito pochissimo la questione monetaria, c’era piuttosto la lotta tra Capitale e Lavoro… la questione “Denaro” è molto poco al cuore della critica del marxismo storico, cosa  che ha lasciato completamente le mani libere a ciò che io chiamo “la Banca”: questa ha lavorato con intelligenza perché la lotta sociale si facesse sempre contro i datori di lavoro – come oggi con la questione della Peugeot in Francia – e raramente nei confronti della Moneta. Per esempio, c’è un simbolo molto forte in Francia, una militante di sinistra famosa, Arlette Laguiller di Lotta Operaia, che ha sempre parlato di lotta dei padroni contro i lavoratori, ma lei stessa è un’impiegata di banca! E non ha mai affrontato la questione monetaria.

Infatti mi chiedo anche se – in qualche modo – non ci sia una sorta di complicità tra l’Oligarchia bancaria e una certa sinistra operaia e anti-padronale; una complicità nel silenzio sulla questione monetaria, che è la vera questione della sovranità, la vera questione del dominio e della miseria, persino ancora più che la stessa questione della sovrapproduzione, perché qui siamo al cuore del problema; la questione monetaria è il tema dell’organizzazione del Debito come sistema d’asservimento politico dei popoli da parte della finanza, e questo passa evidentemente per una perdita di sovranità dei popoli.

Quando invece chiamavamo questa sovranità “potere regale”, perché la stampa della moneta ed il controllo delle frontiere erano tra le prerogative di questo potere “sovrano”.

Così abbiamo avuto questa doppia perdita di potere: la perdita dei confini con l’area Schengen e la perdita della Moneta che, in Francia, è avvenuto fin dal 1973 con la legge chiamata Giscard … Pompidou, o “Rothschild!” Così, in luogo dell’emissione a tasso zero per lo Stato per gli investimenti produttivi rimborsati dal valore aggiunto creato dalla ricchezza prodotta, abbiamo questa banca, che è una banca privata anche si fa chiamare “Banca di Francia”, che fabbrica una moneta ex-nihilo, e la presta ad un interesse altissimo.

E quando c’interessiamo storicamente a tutto questo, vediamo che questo meccanismo è partito in Inghilterra, è proseguito in modo discreto in Francia sotto Napoleone, ed è diventato un sistema di dominazione imperialista negli Stati Uniti con la privatizzazione della Federal Reserve americana nel 1913, e ciò che è interessante – e credo che neanche Marine Le Pen arriva a dirlo oggi – è che il Debito è consustanziale alla dipendenza dalla Banca Centrale e allo stesso tempo in cui abbiamo concesso totalmente l’indipendenza alla Banca Centrale e a questa logica del Debito, abbiamo creato l’imposta sul reddito da lavoro; e bisogna sapere che tutto l’ammontare dell’imposta versata ogni anno corrisponde esattamente all’interesse del Debito!

Possiamo quindi dire che l’imposta sul reddito è stata creata unicamente per pagare il racket bancario.

Eustace Mullins, i segreti della Federal Reserve

E non è affatto una fantasticheria, è una vera equazione: nel 1913 negli Stati Uniti c’è  la creazione della Federal Reserve americana e della imposta sul reddito, che è d’altronde sempre stata illegale in realtà negli USA. Quando parlo dell’imposta sul reddito, non parlo dell’imposta sul Capitale, come tra l’altro in Francia. Il Debito annuale corrisponde esattamente alla totalità del prelievo dell’imposta sul reddito.

Cosa che porta a dire che questo Debito è artificiale, è un racket puro, e se arriviamo ad emanciparci da questa logica del Debito potremmo sopprimere completamente l’imposta sul reddito. So che è vertiginosa come analisi politica, ma non è affermato praticamente da nessuno.

Colui che ha messo per primo il dito su questo tema, a livello storico, è stato Ezra Pound, che è molto interessante per voi perché ha avuto una carriera italiana, e questo gli è valso – questa critica, questa messa a nudo… Si tratta in effetti d’un fascismo intelligente, il fascismo sociale, che non è il fascismo razziale; questo  fascismo sociale è stato nascosto dietro il fascismo razziale (è per questo che i fascisti razzisti sono gli utili idioti della dominazione bancaria: perché nascondono il fascismo sociale, che affronta la questione della Banca); dicevamo, questa messa a nudo del meccanismo di sfruttamento del dominio Oligarchico fatta da Ezra Pound, che è stato seguito da Eustace Mullins, gli è valso non un processo, o battaglie politiche, ma una detenzione di più di dieci anni in un ospedale psichiatrico, perché il Sistema non aveva alcuna  risposta alle sue argomentazioni, e lo ha messo in ospedale!

Ezra Pound

Quindi la questione della Moneta, del Debito, della dominazione bancaria attraverso la logica del Debito è la questione ultima, perché è la domanda che uccide. Vi porta nella follia ufficiale, perché non ci sono risposte. Ciò ricollega quello che dicevate prima, quando ad Olli Rehn facevate la domanda: di chi è l’euro, a chi appartiene?”, la risposta è sempre imbarazzante, e non arriva mai… è come quando il Congresso americano domanda a Ben Bernanke: “Che cosa farete dei soldi che vi abbiamo dato per rimpolpare le banche?” e lui risponde: “La cosa non vi riguarda, non vi devo alcuna risposta!”

Mentre invece sono i popoli americani che prestano per salvare le banche, per evitare un sedicente crack catastrofico etc. E quindi prestano questi soldi, che saranno pagati a termine dal Contribuente, e lui risponde “quello che ne farò, non vi riguarda!”, e tutto questo sfidando il Congresso! È il Potere vero, ecco. E tutto questo non è stato mai affrontato, né dalla Destra Istituzionale né dalla Sinistra: è il “non detto” del rapporto Destra-Sinistra, che vi potrà condurre seriamente sulla strada della cosiddetta “terza via”.»

RA:  «voi avete anticipato molte domande, ma era prevedibile…»

AS: «perché è la domanda sulla quale conviene tornare in modo definitivo.»

RA : « infatti abbiamo visto che il Sistema ha creato molti strumenti per sopprimere ancor di più la sovranità degli Stati europei, come il MES ed il Fiscal Compact, un circolo vizioso dal quale sarà difficile uscire…»

AS: «Perché è molto tecnica, ed è molto al di là della cultura di base del cittadino che cresciamo nel mito dei Diritti dell’Uomo, della Fratellanza… che può al limite comprendere un po’ il rapporto Capitale-Lavoro, l’idea dello sfruttamento, queste cose qua… ma appena tocchiamo la questione monetaria, non è neanche insegnata! Mi sono posto questa domanda negativamente e mi son detto “ma è strano!” perché né tra gli economisti classici e neoclassici, né tra i marxisti e postmarxisti la questione monetaria è chiara…

Mi sono detto “senza alcun dubbio qua c’è qualcosa da scoprire!” ed effettivamente quando mi sono interessato ho visto che coloro che ci si erano avvicinati seriamente avevano avuto dei grossi problemi di marginalizzazione etc. Soprattutto quelli che vengono dalle elités politiche, i personaggi ormai in pensione – penso soprattutto a Woodrow Wilson – quando hanno finito la loro carriera politica confessano d’aver tradito, e che questa è la questione centrale. Henri Ford ha detto la stessa cosa, quando dice: “se il popolo comprendesse qualche cosa della Moneta, ci sarebbe una rivoluzione l’indomani mattina”; Rothschild ha detto invece: “Me ne frego di sapere chi fa le leggi, se mi conferirete la Moneta d’un paese”. Questo vuol dire che il Potere reale è questo.

Dunque c’è un’intesa totale al livello d’élite sulle verità, che non sono rivelate se non ai super iniziati, e queste stesse verità, vi dirò, non sono neanche celate, in realtà: sono come tutte le cose del sistema Oligarchico: sono inaudibili alla massa, quindi possiamo dirle perché sono come una lingua che non si possiede.

Le persone che rivelano alcune di queste verità, lo fanno quasi con un sorriso ironico, dicendo “possiamo anche dirlo, tanto non c’è praticamente nessuno che possa comprenderlo; e quelli che possono comprenderlo sono o nostri complici o delle persone talmente isolate, grazie a tutti i meccanismi che abbiamo costruito a destra e a sinistra, a tutti i livelli”… Tutto questo è abbastanza spettacolare, potrebbe far pensare ad un film; è troppo perfetto per essere vero, se vogliamo…

Ed è per questo che la gente non vorrà crederci: perché è spaventoso, sì… per efficacia, materialismo, disprezzo ed anche genio. Fa paura alle persone di mettercisi su, e poi è una questione che domanda non poca conoscenza di matematica, di economia seria. Non è accessibile in un discorso politico di massa: se affrontate la questione monetaria, le persone non comprenderanno ciò che voi dite loro, quindi…»

RA : invece noi ci siamo resi conto che su internet, soprattutto ora che c’è internet, abbiamo la possibilità di parlarne molto più che prima. In Italia c’è stato un professore, che è diventato molto famoso per aver denunciato la Banca d’Italia, Giacinto Auriti, che ha avuto un’intuizione importante sulla natura della moneta, definendola sotto un profilo non economico ma giuridico.

AS: «ah sì, è una questione d’illegalità mascherata »

RA : Esatto. Adesso infatti, tutta il valore che è creato dai cittadini per effetto del loro lavoro, è espropriato dalle Banche che se ne impadroniscono, e lo prestano a interesse, per di più… è una vera schiavitù, da cui è difficile uscirne…

AS: «ho scritto un libro che non è ancora stato tradotto in italiano, «Comprendere l’Impero», dove c’è tutto un capitolo sull’evoluzione della Banca, dove spiego che sotto l’Ancien Régime  facevano lavorare la gente per i nobili, dicendo che era la gerarchia divina ad imporlo. E nella democrazia, facciamo lavorare la gente per la Banca, giustificandolo per la Matematica, cioè il Dio della Logica e della Ragione.

Ma in realtà è esattamente la stessa cosa trasferire alla borghesia ciò che la nobiltà diceva ai servi, cioè che dovevano lavorare la terra perché lei potesse cacciare, godere, perché Dio l’aveva deciso. Qui abbiamo l’operaio – di base i lavoratori della produzione che devono lavorare – perché l’economia, che ci spacciano come una scienza, dice che è matematicamente così che funziona.

Ora, questa è una truffa a tutti i livelli: la scienza economica è tutt’al più una scienza umana, non una scienza matematica: la matematizzazione dell’economia è una truffa per nasconderne la dimensione politica e la dimensione della lotta di classe e, direi, alla fine di questo ragionamento, l’autonomia completa della banca e del potere bancario su quello politico è una rapina, una truffa giuridica, un’illegalità che è mascherata dal potere d’oppressione, e l’esempio migliore per comprenderlo è proprio lo studio della Federal Reserve americana, dove possiamo renderci conto che non è né una Riserva, né Federale, né tantomeno americana: è un cartello di banche private nelle quali ci sono essenzialmente i Rothschild e dintorni; ecco, qua tocchiamo una questione cruciale, un nucleo di banche che chiamerei giudeo-protestanti, cioè legate alla visione dell’Antico Testamento. È d’altronde Ben Bernanke che dice: “Sono un banchiere che compie il progetto di Dio”, è la sua frase! Alla fine il progetto di dominazione mondiale che era stato annunciato nel Vecchio Testamento dai profeti si compirà attraverso la logica bancaria, e qui ricongiungeremo l’escatologia monoteista con la più grande modernità: il Nuovo Ordine Mondiale.

Il NOM, alla fine, è la realizzazione, per i mezzi ultramoderni dell’economia e della finanza, della moneta, del progetto biblico. È strano e per questo pericoloso, perché più ci si addentra, più vediamo che è proprio così nella realtà!

     

L’ingegneria finanziaria di più alto profilo, questo post-capitalismo finanziario mondialista, alla fine realizza – in ultima istanza – un progetto escatologico che è profondamente religioso. All’insaputa senza dubbio di molti, molti esecutori intermediari, ma in piena coscienza di coloro che sono al vertice di questa piramide alla cui sommità c’è un occhio (d’altronde il simbolo illuminato è sul dollaro); è quindi compiere questo progetto che si chiama ufficialmente il Nuovo Ordine Mondiale, che è il progetto del Vecchio Testamento, per il tramite della finanza neocapitalista bancaria. Qui siamo al cuore della problematica contemporanea, e comprendere questo è senza dubbio il più grande lavoro a farsi politicamente, ed il più grande pericolo. Lo constato personalmente.»

RA : « il 13 novembre 2013 le edizioni «Kontre Kulture» sono state condannate in primo grado a ritirare dalla vendita un libro e a censurarne altri quattro. In Italia, recentemente, c’è stato un gran dibattito politico intorno alla “necessità urgente” di una legge sul “Negazionismo”, simile alla legge Gayssot in Francia. Sembra che vieppiù s’installi in Europa una censura ideologica ed una cultura ufficiali. Dietro la facciata rassicurante della Democrazia Liberale dell’UE, non si nasconde forse un pericoloso progetto d’omologazione culturale? Qual è lo scopo di questa nuova “caccia alle streghe”?

AS : «Allora, qua c’è un fatto molto preciso, cioè che in nome della democrazia si moltiplicano i divieti, le messe al bando, le minacce di prigione, di sanzioni etc. Questo è un segno. Effettivamente per la prima volta mi obbligano a devastare un libro che era un dizionario. Di distruggerlo, farne un autodafé. E di censurarne altri quattro che sono scritti storici del XIX secolo. Pronunciano un giudizio contro l’avviso del procuratore, della Procura della Repubblica;  quindi dei giudici giudicano contro l’impostazione dello Stato sulla querela d’una associazione che si chiama LICRA, ultra minoritaria – un’associazione ebrea con un falso scopo antirazzista, ma che è storicamente un’associazione di soli ebrei – di fatto per impedire alla gente di avere accesso a degli scritti storici che tenderebbero a mostrare delle cose…

Effettivamente si tratta di una presa di potere progressiva di una minoranza.

Questo ci obbliga ad avere uno sguardo più ampio sulla sequenza storica che porta a noi; possiamo risalire alla pre-guerra, quando noi francesi eravamo, durante gli anni ’50,’60, nella Francia di De Gaulle (che era uno stato ad economia mista liberale e socialista, uscita dalla sconfitta del nazismo, quella che chiamiamo del Comitato Nazionale della Resistenza etc.): era lo statuto francese con uno Stato forte, colbertista, e che corrisponde ai Trenta Anni gloriosi; funzionava bene, eh? Questo è pacifico.

Tutto questo è stato attaccato e dipinto come male dal maggio ’68, dai Cohn-Bendit, in nome del liberalismo – libertario, cosa che equivale a dire che abbiamo spaccato le strutture dello stato sul controllo del mercato per liberarlo totalmente in nome “della libertà”! sempre questa disonesta identificazione del termine “Liberale” e “libero”. Come se il “Liberale” fosse la “Libertà”, quando invece è il dominio dell’economia pura sulla politica e sul sociale, e serve ad impedire alla politica d’essere il regolatore tra il sociale ed il Capitale.

E oggi, quando siamo relativamente vicini all’obiettivo di questa distruzione, che corrisponde in Francia al matrimonio per tutti – RA : «ci arriviamo…» – che è infatti la distruzione della famiglia tradizionale di maniera istituzionale…ok… siccome il popolo, dotato di buonsenso – come dice Orwell, “la common decency” – comincia a rivoltarsi non contro questa libertà, ma contro questo caos, questa anarchia che diventa inquietante, e comincia a rendersi conto che questa deregolamentazione in realtà li trasforma in vittime – i poveri, i piccoli, i lavoratori – e che non beneficia che coloro che mr. Attali chiama “l’iperclasse”,  cioè l’alta borghesia cosmopolita. Oggi il popolo che aveva bevuto le stupidaggini del maggio ’68 (il diritto al sesso, alla pillola etc.),non ne vuol più sapere. Siamo giunti ora, dopo il passaggio dalla società borghese tradizionale alla società libertaria-liberale dei Cohn-Bendit, alla società liberale-autoritaria, alla piena potenza del Mercato imposta dalla polizia!

Oggi la Difesa delle Minoranze consiste sistematicamente nel punire la maggioranza silenziosa, che è la maggioranza lavoratrice, per la difesa e in realtà la promozione ed il privilegio delle minoranze agitatrici che sono – l’abbiamo sottolineato – gli ebrei, gli omosessuali, le femministe, i delinquenti, i clandestini (che sono anche delinquenti); e oggi diciamo che tutto l’apparato dello Stato funziona contro il popolo sia ad un livello economico che ad un livello sociale per favorire sistematicamente delle persone che fanno parte di minoranze predatrici! Predatrici dall’alto, come le élite cosmopolite bancarie incarnate dai mr. Attali il cui sogno è che Gerusalemme diventi la capitale del mondo unificato; quindi ad ogni occasione lo raccorda con una certa versione del giudaismo… E ad un livello più basso queste persone impediscono ai francesi di lamentarsi della migrazione dei Rom, che sono dei parassiti dal basso, dei predatori sotto-proletari contro un popolo che è sia il proletariato che la classe media spinta verso la miseria, di cui abbiamo sconquassato la qualità della vita con il precariato e la violenza (sono i due criteri d’oggi: la perdita di sicurezza e perdita del lavoro, che sono comunque due insicurezze) e perché il Sistema ne esca bene non ci sono che due strade: opporre artificialmente la classe media al sottoproletariato e parlare sistematicamente del razzismo. Sarebbe a dire che proteggersi dalla delinquenza dei rom o dall’invasione di Lampedusa, è razzismo! È razzismo perché vi impediscono di proteggervi!

Voi che non siete specialmente bianco o europeo, ma colui che ha legittimità perché sono secoli che produce e che grazie alla sua produttività ha creato il Paese in cui è: la campagna contadina etc. Non bisogna dimenticare che il mondo è una produzione, un artefatto, non è un soggetto di contemplazione…salvo che per dei poeti che non hanno coscienza politica.

Tutto questo meccanismo, che chiamo il passaggio dal liberalismo libertario al liberalismo autoritario – e che è in effetti uno Stato di Polizia al servizio del consumismo forzato – si nasconde dietro una caricatura dei Diritti dell’Uomo e dell’Antirazzismo … non si può nemmeno più criticare la lobby omosessuale, come ho fatto d’altronde con il Sindaco di Parigi, Delanoë, che mi ha fatto condannare per “razzismo”, ciò significa che oggi tutto è razzista!

Non si può criticare la lobby omosessuale, la sua arroganza, e la maniera con la quale aggredisce la famiglia tradizionale dichiarando guerra all’eterosessualità! Perché oggi non siamo più alla persecuzione degli omosessuali, ma alla dittatura d’una visione omosessuale del mondo che mette all’indice come ‘fascista’ delle persone che pretendono di vivere ancora secondo i criteri eterni tradizionali della famiglia e della riproduzione. E questo mondo totalmente rovesciato non funziona che per la dittatura del potere Oligarchico, il tradimento delle élite politiche e mediatiche e la stupidità d’una piccola frangia intermediaria che non ha ancora compreso la portata di questa inversione di valori; lo capisce a poco a poco perché vi aderisce scioccamente, subendoli socialmente, con un po’ di ritardo. Io sono semplicemente qualcuno che – con un po’ d’anticipo sulle coscienze, che è un po’ il lavoro dell’intellettuale se vogliamo – prevede delle cose che si verificano un po’ di più ogni giorno che passa; la qual cosa mi consente di farmi seguire da un sempre maggior numero di persone del popolo francese ed a causa di questo ho anche un po’ più di persecuzione da parte dello Stato.

Persino il ministro dell’interno francese mi dichiara la guerra personalmente nei suoi comizi e l’ha fatto ancora una volta l’altro ieri! Dichiara la guerra personalmente a me, Alain Soral, e mi descrive come un pericolo per la democrazia e la Repubblica nei suoi discorsi televisivi, esponendomi alla vendetta…ed è gravissimo.

In più, condannato per aver… ho 7 processi contemporaneamente adesso, che non posso praticamente vincere, e stanno cercando di rovinarmi economicamente; hanno cercato di aggredirmi fisicamente cinque volte dal 2006, delle bande… Aggressione che sono classificate tutte le volte per mano d’ignoti, perché non si ritrovano mai gli aggressori, perché si tratta sempre di gruppi coperti da passamontagna… Si arriva effettivamente alla fase dove chi come me affronta discorsi dove si spiega realmente cosa succede alla gente, in modo che un sempre maggior numero di persone cominci ad averne coscienza, si risponde con la persecuzione: economica, giudiziaria, politica e fisica.

Quindi è vero che siamo in un periodo eminentemente politico e pre-insurrezionale, che allo stesso tempo è interessante e pericoloso; pericoloso per tutti, perché non ne conosciamo la fine. Valls (il ministro degli interni, ndt) mi dichiara la guerra ma…la vincerà? Non è sicuro…»

tratto da: (clicca qui)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

2014.01.27 – Tunisia: oggi la firma della nuova costituzione

Posted by Presidenza on 27 Gennaio 2014
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Molto presto Ban Ki-moon saluterà anche la liberazione della Nazione Sarda dall’occupazione straniera italiana

 

Dopo il regime autoritario di Ben Ali, la Tunisia ha redatto una nuova costituzione – salutata da Ban Ki-moon con viva soddisfazione – che sancisce la libertà di culto e la parità dei sessi.

27-01-2014

TUNISI –  Lunedì 27 gennaio il presidente Moncef Marzouki e il capo dell’Assemblea nazionale costituente hanno firmato la nuova costituzione della Tunisia, che sancisce uno degli ultimi passi del paese verso la democrazia dopo un lungo periodo di proteste e sommosse – noto anche come Rivoluzione dei gelsomini – che portò nel gennaio 2011 alla caduta del vecchio regime con la deposizione del presidente Zine el-Abidine Ben Ali e la cessazione delle attività del suo partito, il Raggruppamento costituzionale democratico (RCD).

La nuova costituzione – approvata domenica sera con una maggioranza di 200 voti a favore, 12 contrari e 4 astenuti – è stata elogiata come una tra le più progressiste del mondo arabo, e designa l’Islam come religione di stato, ma protegge la libertà religiosa e la parità dei sessi.

L’attuale Segretario generale delle Nazioni Unite Ban Ki-moon ha salutato con vivo entusiasmo l’adozione della nuova carta, definendola una “tappa storica”, con l’auspicio che “l’esempio della Tunisia possa essere un modello per altri popoli in cerca di riforme”. “Questo è un giorno eccezionale per la Tunisia, in cui celebriamo la vittoria sulla dittatura. Il governo e l’opposizione hanno vinto. La Tunisia ha vinto”, ha invece affermato il presidente Marzouki.

tratto da: (clicca qui)

 

2014.01.27 – Ecco il vero volto della protesta ucraina

Posted by Presidenza on 27 Gennaio 2014
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26 gennaio 2014

di Franco Fracassi

«Il “Wall Street Journal” ha pubblicato un sondaggio che mostra il consenso da parte degli ucraini nei confronti dei dimostranti di piazza Maidan. Secondo quel sondaggio, il 45 per cento sta dalla loro parte, mentre solo il 14 per cento resta fedele al presidente Viktor Yanukovich. Poi c’è il leader dei dimostranti, Vitaly Klichko. Lui sarebbe addirittura amato dal 56 per cento della popolazione. Se a questo aggiungiamo i cinque morti, siamo a cavallo. Come ha dichiarato Daniel Larison, de “The American Conservative” (“Gli Stati Uniti devono continuare ad appoggiare la maggioranza degli ucraini, perché i nostri interessi e i loro sono gli stessi”), noi dobbiamo spingere sull’acceleratore. Tutti sappiamo che il sondaggio in questione è un bluff, che i supporter di Klichko e quelli di Yanukovich si equivalgono (37 per cento ciascuno), tutti sappiamo che i dimostranti vengono portati in piazza. Ma l’occasione è di quelle ghiotte e non va sprecata. Nell’interesse degli Stati Uniti d’America». Questo è l’estratto di un documento interno all’American Enterprise Institute (Aei), fondazione molto influente a Washington, ispiratrice delle politiche estere delle Amministrazioni Clinton e Bush, prima promotrice della guerra all’Iraq e, principale consulente esterno del Dipartimento di Stato nell’era Obama. L’Aei annovera tra i suoi membri: l’ex vice presidente Dick Cheney e sua moglie Lynn, l’ex leader dell’estrema destra repubblicana Newt Gingrich, i guru della destra più guerrafondaia Richard Perle e Michael Ledeen.

Il documento prosegue: «Bisogna esportare la vera democrazia in Ucraina, una democrazia lontana da Mosca e da Putin. Bisogna sfruttare la debolezza del loro sistema repressivo. Ci vogliono incidenti, vittime, immagini efficaci, in grado di colpire l’immaginazione compassionevole degli occidentali. Bisogna puntare tutto sul fatto che Yanukovich fa solo propaganda. “La propaganda del regime” è un modo di dire sempre efficace in queste situazioni. Bisogna fornire a Canvas tutto il supporto di cui ha bisogno. Bisogna essere convinti che stiamo facendo la cosa giusta».

Il potere di Washington, quello che accompagna la politica estera della Casa Bianca, non avrebbe potuto esprimersi con maggiore chiarezza, anche se lo ha fatto nel segreto di un documento interno. «A Kiev non è in corso uno scontro per la democrazia o per l’avvicinamento dell’Ucraina all’Unione europea. A Kiev si sta combattendo la battaglia per la sopravvivenza dell’impero di Putin, e il ritorno della supremazia statunitense in aree del mondo quali il Medio Oriente, l’Asia Centrale e l’America Latina. Pensate che veramente freghi a qualcuno se muoiono dei manifestanti a piazza Maidan?», spiega un alto funzionario del Dipartimento di Stat Usa, intervistato in forma anonima dall’autorevole rivista statunitense “The Christian Science Monitor”.

Vitaly Klichko, leader della protesta a piazza Maidan a Kiev.

Che cosa intende il documento dell’Aei, quando parla di «dimostranti portati in piazza»? Un dimostrante, intervistato da “EuroNews” ha detto: «Klichko e gli altri sono politicamente morti. A guidare la protesta è la destra». Il dimostrante si riferiva alle migliaia di membri del partito di idee nazionalsocialiste Svoboda (Libertà), di quelli del partito fascista Patriota dell’Ucraina e dei camerati di Tridente, un partito che si rifà alla tradizione della divisione ucraina delle Ss (Galizien), responsabile dell’eccidio di centinaia migliaia di persone e della deportazione di un numero equivalente di ebrei, comunisti e zingari verso i campi di sterminio nazisti. Poi ci sono gli ultrà della Dynamo Kiev, a cui appartengono membri di tutti e tre i partiti. Sono loro gli irriducibili delle barricate. Sono loro che hanno lanciato le molotov che hanno provocato la reazione assassina dei poliziotti. Una croce celtica sul casco, un’altra sullo scudo e il numero 1488, che è l’emblema del neonazismo suprematista bianco. Il leader di Svoboda, Oleg Tiaghnibok, ha dichiarato: «L’attuale situazione è un’opportunità per distruggere lo scheletro statale e costruire un nuovo Stato».

I neonazisti hanno preso il sopravvento tra i dimostranti a Kiev.

Lo sdoganamento di Svoboda (Libertà) è avvenuto grazie al partito filo-tedesco Batkivshina della malversatrice Julia Tymoshenko, attualmente detenuta per appropriazione indebita e frode, che nell’ultima tornata elettorale ha stretto un’alleanza con i neonazisti, decisamente fruttuosa per questi ultimi, che hanno ottenuto ben trentasette seggi in parlamento.

A parte gli ultrà, la maggior parte di loro sono arrivati a Kiev dalla Galizia, la regione nord-occidentale dell’Ucraina, confinante a Ovest con l’Ungheria e, soprattutto, la Polonia, con cui divide la cultura, parte della storia e la religione cattolica.

Quella ucraina è anche una battaglia di religione: cattolici contro ortodossi.

Come i fieri bretoni, i galiziani sono feroci nazionalisti, portatori di un vero spirito ucraino. Furono per secoli sotto il dominio polacco e austriaco. Durante la seconda guerra mondiale la Galizia si alleò con l’occupante nazista, fornendo uomini per creare una divisione Ss e dando un contributo sostanziale alla deportazione di ebrei ucraini verso i lager. Dopo la guerra molti collaborazionisti vennero assoldati dalla Cia, in funzione anti sovietica. «Gli eredi di quegli uomini oggi sono la linfa vitale della rivolta anti Yanukovich», sostiene lo storico ucraino Mykola Chaban. «Dopo il 1991, quando fu creata l’Ucraina indipendente, nel vuoto di tradizioni che si trovò il nuovo Stato, i galiziani furono definiti come i veri ucraini, perché erano i soli ucraini che avevano sempre voluto l’indipendenza. La loro lingua fu usata come base per una nuova lingua nazionale e le loro tradizioni furono sancite a livello statale. Monumenti di assassini di massa e di collaboratori nazisti galiziani come Stepan Bandera e Roman Shukhevych sorsero ovunque e spesso provocarono l’indignazione di altri ucraini. I galiziani giocarono un ruolo importante nella rivoluzione arancione del 2004, come quando i risultati delle elezioni presidenziali furono dichiarati nulli e fu eletto il candidato filo-occidentale Yuschenko, nella ripetizione del voto».

Militanti di Svoboda schierati a piazza Maidan, il centro della protesta a Kiev.

«Sono andati a Kiev a bordo di pullman pagati con i soldi arrivati da Belgrado», afferma Vika Larina, direttrice del quotidiano della Galizia “Lviv Today”. «Sono arrivati un anno fa in forze. Si sono messi subito al lavoro, il cui risultato si vede in questi giorni di battaglia a piazza Maidan. Di chi sto parlando? Dei serbi di Canvas».

Un ultrà della Dynamo Kiev nel pieno degli scontri.

Il Center for Applied Nonviolent Action and Strategies (Canvas) è un’organizzazione con base a Belgrado legata al Dipartimento di Stato Usa e al più potente servizio segreto privato del mondo Stratfor. Negli ultimi tredici anni Canvas ha partecipato attivamente all’organizzazione di ventuno rivoluzioni in tutto il mondo, compresa la “rivoluzione arancione” del 2004 proprio in Ucraina. Dal 2008 l’organizzazione serba è divenuta una pedina importante della politica estera di Barak Obama.

Il giornalista statunitense ed esperto di questioni geopolitiche William Engdahl, ha raccolto informazioni sul ruolo giocato in Ucraina da Canvas: «Fonti ucraine mi hanno raccontato che vi sono autobus fatti convogliare su Kiev da tutti gli angoli del Paese. Bus pieni zeppi di studenti e disoccupati ingaggiati per le proteste. Vengono, inoltre, distribuiti in piazza Maidan opuscoli identici a quelli diffusi nel 2011 in piazza Tahrir al Cairo, luogo simbolo e teatro delle manifestazioni di protesta che portarono al rovesciamento di Hosni Mubarak in Egitto».

Srdja Popovic, leader dell’organizzazione serba Canvas. Come ha dimostrato Popoff, Popovic lavora per il principale servizio segreto privato del mondo, Stratfor, con sede in Texas.

Prosegue Engdahl: «Figura paradigmatica, esemplare in tal senso, è quella dell’ex campione di pugilato Vitaly Klitschko, uomo forte del partito di destra Udar (alleato di Svoboda), capace di incassare il consenso e il sostegno statunitense ed europeo. L’ex pugile, attualmente indicato come leader della variegata opposizione, viene sostenuto da Victoria Nuland. Già rappresentante statunitense presso la Nato sotto George W. Bush, attualmente la Nuland ricopre il ruolo di segretario di Stato per gli Affari europei ed euroasiatici dell’Amministrazione Obama. La cosa singolare è che la Nuland ha in realtà solidi legami presso gli ambienti neoconservatori: suo marito è Robert Kagan, noto falco dei repubblicani, nonché stretto collaboratore dell’ex vicepresidente Usa Dick Cheney».

Victoria Nuland, segretario di Stato per gli Affari europei ed euroasiatici dell’Amministrazione Obama, distribuisce pane a piazza Maidan, a Kiev.

Ma cosa ha scatenato le proteste di piazza Maidan? Gli ultimi governi che si sono succeduti hanno emesso tanto denaro, indebitando l’economia. Con quei soldi sono stati sovvenzionati gli alloggi e le spese di riscaldamento, gratis per tutti. Yanukovich, poi, ha deciso d’ignorare i dettami del Fondo monetario internazionale, svalutando la moneta nazionale.

Alla fine dell’anno scorso l’Ucraina si è trovata sull’orlo del fallimento. Secondo l’Unione europea è questione di settimane. Per questo Yanukovich ha iniziato a elemosinare aiuti in giro per l’Europa e il mondo. Per questo centinaia di migliaia di persone sono scese in piazza a Kiev.

Non si è fatto avanti nessuno. L’Europa, su proposta di Germania e Polonia, si è fatta avanti, ma solo se Kiev avesse accettato condizioni capestro. «L’Ucraina si sarebbe trovata con l’industria e l’agricoltura decimate, e la disoccupazione avrebbe raggiunto i livelli post seconda guerra mondiale. In altre parole, sarebbe diventata una colonia impoverita dell’Unione europea. Si stima che le perdite previste avrebbero sfiorato i centocinquanta miliardi di euro», ha spiegato l’economista svedese Mauricio Rojas.

A questo punto è entrata in scena la Russia, anche se le relazioni tra Kiev e Mosca sono tutt’altro che buone. La Russia restava pur sempre il più grande mercato per i prodotti ucraini.

Attualmente l’Ucraina vende la sua produzione alla Russia senza molti controlli doganali, i confini sono permeabili, la gente si muove liberamente attraverso il confine, senza nemmeno il passaporto. Se venisse firmato un accordo di associazione con la Ue, i prodotti comunitari inonderebbero la Russia attraverso la finestra aperta dall’opportunità dell’Ucraina. Così Putin ha messo in chiaro le regole per Yanukovich: «Se entri nella Ue, le tariffe russe aumenteranno». Solo questo avrebbe subito lasciato quattrocentomila ucraini senza lavoro.

Stretta di mano tra il presidente ucraino Viktor Yanukovich e il suo omologo russo Vladimir Putin.

Yanukovich ha vacillato e poi, all’ultimo minuto, ha rifiutato di firmare l’accordo con l’Europa.

Engdahl: «Sdegnato per questa fuga dell’ultimo momento di Yanukovich, l’Occidente ha messo in moto i suoi fiancheggiatori. Per oltre un mese, Kiev è stata assediata da enormi folle che arrivavano in pullman da tutta l’Ucraina, facendo pensare alla nascita di una primavera araba anche nel lontano Nord».

Il senatore repubblicano John McCain è subito volato a Kiev, tenendo due comizi di fuoco contro Yanukovich: «È un presidente illegittimo. Il suo popolo non lo vuole».

Victoria Nuland, assistente al Segretario di Stato Usa, si è immersa tra la folla di piazza Maidan mangiando biscotti con i manifestanti, chiedendo, poi, agli oligarchi di sostenere la «causa europea», o i loro affari ne avrebbero sofferto.

Edward Lucas, direttore de “The Economist International” e uno dei nuovi guru della destra britannica, ha scritto: «Non è esagerato dire che l’Ucraina determini il futuro a lungo termine di tutta l’ex Unione Sovietica. Se l’Ucraina prenderà un orientamento euro-atlantico, allora il regime di Putin e quelli di tutti i suoi satrapi saranno finiti. Ma se l’Ucraina cadrà nella morsa della Russia, allora la prospettiva diventerà tetra e pericolosa. La stessa sicurezza dell’Europa sarà in pericolo. La Nato sta già lottando per proteggere i Paesi baltici e la Polonia dalle forze militari integrate e sempre più impressionanti di Russia e Bielorussia. Aggiungere l’Ucraina a questa alleanza, farebbe diventare il mal di testa un incubo».

tratto da: (clicca qui)